Il Grande papiro magico di Parigi e la cosiddetta Liturgia di Mitra
PGM IV, il codice magico più esteso dell'antichità conservato a Parigi: datazione, contenuti e il dibattito sulla «Liturgia di Mitra» di Dieterich.
Il testo più lungo tra i Papiri Magici Greci è un codice di papiro conservato alla Bibliothèque nationale de France con la segnatura Supplément grec 574. Gli studiosi lo chiamano Grande papiro magico di Parigi e, nella numerazione di Preisendanz, PGM IV. Copiato probabilmente nel IV secolo d.C., conta oltre 3.200 righe ed è una vera antologia: raccoglie decine di testi rituali di origine e di epoca diverse, trascritti da una o più mani su fogli rilegati.
Un codice dall'asta del 1857
Il manoscritto proviene dalle collezioni del console Giovanni Anastasi e fu acquistato dalla biblioteca parigina alla vendita del 1857. La forma del libro è significativa: non è un rotolo, ma un codice, cioè un insieme di fogli piegati e cuciti come un libro moderno. Questo formato si diffuse proprio nei primi secoli dell'era cristiana e indica un oggetto pensato per la consultazione.
Il contenuto è vario. Vi si trovano inni a Helios e a Selene, invocazioni a divinità egizie, testi di protezione, procedure divinatorie e formule amorose. Una sezione celebre, verso la fine del codice, contiene un esorcismo attribuito a un certo Pibechis, in cui compaiono riferimenti alla storia biblica dell'Esodo. È un esempio di come elementi ebraici circolassero negli ambienti magici di lingua greca.
Il nome dato da Albrecht Dieterich
Nel 1903 il filologo Albrecht Dieterich pubblicò una parte del codice con il titolo Eine Mithrasliturgie, «Una liturgia di Mitra». Il testo descrive un'ascesa dell'anima attraverso i cieli, con l'incontro di porte, guardiani, divinità luminose e infine di un dio supremo identificato con Helios Mitra. Dieterich vi riconobbe una liturgia autentica del culto misterico di Mitra, adattata da un mago.
La tesi suscitò subito obiezioni. Franz Cumont, il maggiore studioso del mitraismo dell'epoca, osservò che il testo ha poco in comune con ciò che si sa dei misteri mitraici dalle iscrizioni e dai santuari. Molti oggi preferiscono parlare di un rituale di immortalizzazione di ambiente egizio, che usa il nome di Mitra senza appartenere al suo culto. Il titolo, comunque, è rimasto.
Un documento per la storia delle religioni
Il valore del Grande papiro di Parigi sta nella sua ampiezza. Permette di vedere accostati, nello stesso libro, temi che altrove si trovano dispersi: l'astrologia, la teologia solare, la tradizione ebraica, le pratiche egizie dei templi, la poesia innodica greca. Per lo storico è una finestra sul modo in cui un lettore del IV secolo ordinava il proprio sapere religioso.
Il codice rivela anche il lavoro di un compilatore attento. Come accade in altri papiri magici, alcuni testi riportano varianti trovate «in un'altra copia», segno che lo scriba confrontava più esemplari e voleva conservare le lezioni alternative. Questo atteggiamento, quasi filologico, avvicina il mago tardoantico al copista erudito e mostra che i formulari erano trasmessi, corretti e confrontati come veri libri.
Il codice ha anche avuto una lunga vita moderna. Le edizioni di Carl Wessely nel 1888 e di Karl Preisendanz nel 1928 lo hanno reso accessibile agli studiosi, e la Liturgia di Mitra è diventata uno dei testi più commentati della religione tardoantica. Ancora oggi, tra filologi e storici, il dibattito sulla sua natura resta aperto e fecondo.
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