Il Testamento di Salomone: il re, l'anello e i demoni
Storia del Testamento di Salomone, pseudepigrafo greco sul re che comanda i demoni con un anello: datazione, manoscritti, contenuto ed eredità.
Tra i testi che hanno costruito l'immagine di Salomone come signore degli spiriti, il più influente è uno scritto greco noto come Testamento di Salomone. È un'opera pseudepigrafa, cioè attribuita al re biblico ma composta molti secoli dopo di lui. Racconta in prima persona come Salomone, grazie a un anello donato dal cielo, riuscì a sottomettere i demoni e a costringerli a lavorare alla costruzione del Tempio di Gerusalemme.
Un testo difficile da datare
La datazione è discussa. Molti studiosi collocano la forma giunta fino a noi tra il III e il V secolo d.C., in un ambiente cristiano di lingua greca, ma ammettono che possa contenere materiali più antichi di origine ebraica. I manoscritti completi sono medievali, e le diverse redazioni differiscono tra loro in modo notevole. L'edizione critica di riferimento fu pubblicata nel 1922 da Chester Charlton McCown.
L'idea di un Salomone esperto di demoni era già diffusa nel I secolo d.C. Lo storico ebreo Flavio Giuseppe, nelle Antichità giudaiche, scrive che Dio concesse a Salomone l'arte contro i demoni e che il re compose incantesimi per guarire. Racconta inoltre di un certo Eleazaro che, davanti a Vespasiano, avrebbe liberato un indemoniato usando un anello e il nome di Salomone.
La trama: l'anello e la sfilata dei demoni
Secondo il racconto, un demone di nome Ornias tormenta un giovane operaio del Tempio. Salomone prega e riceve dall'arcangelo Michele un anello con un sigillo inciso. Con esso il re cattura Ornias e, attraverso di lui, il principe dei demoni Beelzebul. Da quel momento i demoni compaiono uno dopo l'altro davanti al re, rivelando il proprio nome, le proprie attività e l'angelo che ha il potere di fermarli.
Tra le figure più note vi sono Asmodeo, già presente nel libro biblico di Tobia, e una serie di trentasei spiriti legati ai decani, le divisioni dello zodiaco di origine egizia. Ciascuno di loro dichiara quale male provoca e quale nome lo mette in fuga. Questa struttura a catalogo trasforma il racconto in una sorta di enciclopedia demonologica.
La caduta del re e l'eredità
Il Testamento non è soltanto un elogio di Salomone. Nella parte finale il re, innamorato di una donna straniera, accetta di sacrificare a divinità estranee e perde la sua gloria. Il testo si presenta così come un ammonimento lasciato ai lettori, ed è questo il senso del titolo: un testamento, cioè un insegnamento finale prima della morte.
L'opera ebbe grande fortuna nel mondo bizantino e contribuì a fissare temi che sarebbero tornati nei grimori medievali e moderni: il sigillo di Salomone, i nomi dei demoni, l'idea che ogni spirito abbia un avversario angelico. Molte tradizioni successive sull'anello salomonico, nell'ebraismo, nel cristianesimo e nell'islam, condividono questo stesso nucleo narrativo, anche quando non dipendono direttamente dal Testamento.
Leggere il Testamento di Salomone significa osservare il momento in cui un personaggio biblico si trasforma in archetipo del mago sapiente. Il testo non descrive pratiche, ma costruisce un immaginario: un mondo popolato da spiriti ordinati per gerarchie, dominati dalla sapienza e dalla preghiera. Su quell'immaginario si sarebbe innestata, molti secoli dopo, la letteratura delle clavicole salomoniche.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio