Il Corpus Hermeticum: i trattati greci attribuiti a Ermete Trismegisto
Origine, datazione e contenuto del Corpus Hermeticum: diciassette trattati greci dell'Egitto romano, dal Poimandres alla datazione di Casaubon del 1614.
Il nome Corpus Hermeticum designa una raccolta di trattati filosofici e religiosi in lingua greca, attribuiti a Ermete Trismegisto, «tre volte grandissimo». Dietro questa figura i Greci d'Egitto avevano fuso il proprio Hermes con Thot, il dio egizio della scrittura e della sapienza. I testi si presentano come dialoghi tra Ermete e i suoi discepoli, Tat, Asclepio e Ammone, oppure come rivelazioni ricevute da una mente divina.
Quando e dove furono scritti
Gli studiosi moderni collocano la composizione dei trattati tra il I e il III secolo d.C., probabilmente in Egitto, in ambienti di lingua greca che conoscevano la filosofia platonica e stoica, la tradizione ebraica e la religione egizia. Non sono opera di un solo autore: ogni trattato ha uno stile e una dottrina propri, e alcune idee si contraddicono tra loro.
La raccolta in diciassette trattati, così come la leggiamo, fu formata in epoca bizantina. Il dotto Michele Psello, nell'XI secolo, la conosceva già. La numerazione tradizionale va da I a XVIII, ma manca il numero XV: un vuoto nato da una vecchia scelta editoriale, mantenuto poi per non confondere i riferimenti. Altri estratti ermetici sono conservati nell'antologia di Giovanni Stobeo, del V secolo.
Il Poimandres e gli altri trattati
Il primo trattato, il Poimandres, è il più famoso. Racconta una visione in cui una figura divina, che si presenta come la Mente suprema, rivela al narratore l'origine del cosmo, la creazione dell'uomo e la sua caduta nella materia, e infine il ritorno dell'anima attraverso le sfere celesti. Il testo ha punti di contatto con il racconto biblico della Genesi e con la cosmologia platonica.
Altri trattati affrontano temi diversi. Il quarto, chiamato Il cratere, parla di un vaso colmo di intelletto che Dio avrebbe mandato agli uomini. Il tredicesimo descrive una rinascita spirituale, trasmessa da Ermete al figlio Tat. Il decimo, La chiave, riassume la dottrina della conoscenza di Dio. Il tono è spesso quello della preghiera e dell'inno, più che dell'argomentazione filosofica.
Ermetismo filosofico ed ermetismo tecnico
Gli storici distinguono tra testi ermetici filosofici, come quelli del Corpus, e testi ermetici tecnici, che trattano di astrologia, alchimia, magia e proprietà delle piante e delle pietre. Questi ultimi circolavano anch'essi sotto il nome di Ermete. La separazione è utile, ma i due ambiti nacquero nello stesso mondo culturale e condividevano l'idea di un sapere antico rivelato.
Dalla prisca sapienza alla datazione critica
Per secoli i lettori credettero che Ermete fosse un sapiente egizio contemporaneo o addirittura anteriore a Mosè. Nel 1614 il filologo ginevrino Isaac Casaubon, analizzando la lingua e le idee dei trattati, dimostrò che appartenevano all'età imperiale romana e non all'antico Egitto. La sua scoperta ridimensionò l'autorità di Ermete come profeta pagano del cristianesimo.
Nel Novecento l'edizione critica di Arthur Darby Nock e André-Jean Festugière, pubblicata in quattro volumi tra il 1945 e il 1954, fissò il testo su basi solide. Oggi il Corpus Hermeticum è studiato come documento della religiosità tardoantica, un punto d'incontro tra filosofia greca e spiritualità egizia che avrebbe affascinato il Rinascimento europeo.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio