I Testi dei Sarcofagi e il Libro delle due vie
I Testi dei Sarcofagi del Medio Regno egizio: formule funerarie dipinte sulle bare di Deir el-Bersha e Asyut, l'edizione di de Buck, il Libro delle due vie.
Tra i Testi delle Piramidi dell'Antico Regno e il Libro dei Morti del Nuovo Regno si colloca un terzo grande corpus della letteratura funeraria egizia: i Testi dei Sarcofagi. Sono formule scritte con inchiostro, per lo più in geroglifico corsivo, sulle pareti interne di bare di legno, a partire dal Primo periodo intermedio e soprattutto durante il Medio Regno, tra il XXI e il XVIII secolo a.C. circa.
Dalle piramidi alle bare dei notabili
Il cambiamento più evidente rispetto ai Testi delle Piramidi riguarda i destinatari. Le formule non erano più riservate al re e alle regine, ma comparivano sulle bare di governatori di provincia, funzionari e membri delle élite locali. Molti sarcofagi provengono da necropoli dell'Egitto centrale, come Deir el-Bersha, Beni Hasan e Asyut, oltre che da Saqqara e da altri siti.
Per descrivere questo passaggio gli egittologi hanno parlato a lungo di «democratizzazione dell'aldilà», cioè dell'estensione ai privati di un destino un tempo riservato al sovrano. L'espressione è oggi discussa: alcuni studiosi osservano che i privati avevano già prima aspettative ultraterrene e che le bare iscritte restavano comunque un privilegio di pochi. Il fenomeno resta però una tappa significativa della storia religiosa egizia.
L'edizione di Adriaan de Buck
Lo studio sistematico dei Testi dei Sarcofagi si deve all'egittologo olandese Adriaan de Buck, che pubblicò in sette volumi, tra il 1935 e il 1961, il testo di oltre mille formule copiate da centinaia di sarcofagi. Il suo lavoro, svolto in collaborazione con l'Oriental Institute di Chicago, fissò la numerazione oggi in uso, che conta circa 1.185 formule.
Molte formule riprendono i Testi delle Piramidi, adattandoli al defunto privato, ma molte altre sono nuove. Vi compaiono temi come la trasformazione del morto in uccelli, divinità o fiori, la protezione dai pericoli dell'aldilà, il ricongiungimento con la famiglia, il nutrimento nell'oltretomba. Diverse formule confluiranno più tardi nel Libro dei Morti.
Il Libro delle due vie
Una sezione particolare, presente soprattutto sui fondi delle bare di Deir el-Bersha, è nota come Libro delle due vie. È considerata la più antica guida illustrata dell'aldilà. Una mappa dipinta mostra due percorsi, uno per via d'acqua e uno per via di terra, separati da un lago di fuoco e sorvegliati da porte e da guardiani.
Il defunto doveva conoscere i nomi dei guardiani e delle porte per poter procedere verso il regno di Osiride o verso la barca del sole. La combinazione di testo e immagine anticipa i grandi libri dell'oltretomba del Nuovo Regno, come l'Amduat, dipinti nelle tombe della Valle dei Re. Il Libro delle due vie mostra quanto fosse già elaborata, nel Medio Regno, la geografia dell'aldilà.
I Testi dei Sarcofagi rappresentano dunque un anello essenziale nella catena della letteratura funeraria egizia. Raccolgono l'eredità delle piramidi, la diffondono tra le élite provinciali e preparano le formule che verranno copiate sui papiri per oltre mille anni. Per lo storico sono anche una preziosa testimonianza della vita religiosa nelle province, lontano dalla corte.
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