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Diagrammi magici: le note dell'Ars notoria e le ruote di Lullo

Cerchi, ruote e figure geometriche nei libri di magia medievali: le notae dell'Ars notoria, le ruote di Raimondo Lullo e i cerchi dei grimori.

Accanto alle miniature figurative, i libri di magia medievali e rinascimentali contengono un altro tipo di immagine, più astratta e geometrica: il diagramma. Cerchi concentrici, ruote, stelle, griglie di lettere e figure intrecciate servivano a ordinare il sapere, a visualizzare la struttura del cosmo o a fissare in una forma precisa parole considerate potenti. Per il copista erano la parte più difficile da riprodurre, e proprio per questo sono spesso il segno più evidente della cura con cui un codice fu realizzato.

Le note dell'Ars notoria

Tra i testi più ricchi di diagrammi c'è l'Ars notoria, un'opera latina diffusa dal Duecento e attribuita dalla tradizione a re Salomone. Il trattato prometteva di far acquisire le arti liberali, la memoria e l'eloquenza attraverso preghiere e la contemplazione di figure dette notae. Queste note sono composizioni elaborate di cerchi, spirali e riquadri, con parole e nomi scritti lungo le linee, talvolta dipinte in più colori e ornate d'oro.

Proprio la promessa di un sapere ottenuto senza studio attirò la condanna dei teologi. Tommaso d'Aquino, nella Summa theologiae, la considerò una pratica illecita, e altri autori la giudicarono una forma di magia mascherata da devozione. Ciononostante l'Ars notoria continuò a essere copiata per secoli, e i suoi manoscritti, conservati in varie biblioteche europee, mostrano quanto le figure cambiassero da una copia all'altra.

Le ruote di Raimondo Lullo

Un uso diverso del diagramma si trova nell'opera di Raimondo Lullo, il filosofo maiorchino morto intorno al 1316. Nella sua Ars magna e nei trattati collegati, Lullo rappresentò i principi del sapere con lettere disposte su cerchi concentrici, alcuni dei quali, nei manoscritti e nelle edizioni a stampa, erano ritagliati e girevoli. Ruotando i dischi si ottenevano combinazioni di concetti, secondo un metodo che Lullo concepiva come strumento di dimostrazione e di missione religiosa.

Lullo non era un mago, ma la sua arte combinatoria fu presto avvicinata alla cabala e alle scienze occulte. Nel Rinascimento autori come Cornelio Agrippa e Giordano Bruno se ne occuparono con grande interesse, e sotto il nome di Lullo circolarono anche numerosi trattati alchemici che non erano suoi. Le sue ruote diventarono così un'immagine tipica del sapere segreto, pur essendo nate da un progetto logico e teologico.

I cerchi dei grimori

Nei grimori del tardo Medioevo e della prima età moderna il diagramma più frequente è il cerchio rituale, disegnato sulla pagina con anelli concentrici, nomi divini, croci e segni planetari. Testi come l'Heptameron, attribuito senza fondamento al medico Pietro d'Abano e stampato nel Cinquecento insieme al cosiddetto Quarto libro pseudo-agrippiano, ne offrono esempi celebri. Per lo storico questi schemi sono preziosi perché permettono di confrontare le copie e di ricostruire le famiglie di manoscritti.

Il diagramma era dunque il luogo in cui il libro magico mostrava la propria ambizione di ordinare il mondo. Che servisse alla memoria, alla logica o al rito, la figura geometrica dava autorità al testo e richiedeva al copista abilità tecnica e pazienza. Ancora oggi, sfogliando questi codici, si percepisce la tensione tra la precisione del disegno e il mistero delle parole che lo abitano.