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La Bibliothèque bleue di Troyes: i libri popolari dalla copertina blu

Dai torchi degli Oudot a Troyes, libretti economici in carta blu: romanzi cavallereschi, almanacchi, il Grand Albert e il Petit Albert per tutta la Francia.

Per quasi due secoli e mezzo, nelle campagne francesi, il libro più diffuso non fu un volume rilegato in pelle ma un fascicolo sottile, stampato su carta scadente e avvolto in una copertina di carta azzurrina. Questi libretti, prodotti soprattutto a Troyes, nella Champagne, formano quella che gli storici chiamano Bibliothèque bleue. Tra romanzi di cavalleria, vite di santi e almanacchi, vi trovarono posto anche alcuni dei testi di magia popolare più letti d'Europa.

Gli Oudot e l'invenzione di un mercato

All'origine del fenomeno c'è la famiglia di stampatori Oudot, attiva a Troyes dall'inizio del Seicento, alla quale si affiancarono poi altre dinastie come i Garnier. La loro idea fu semplice e vincente: ristampare testi già noti, spesso adattati e abbreviati, con caratteri usurati e vecchie xilografie riutilizzate più volte, per venderli a prezzi bassissimi. La copertina di carta blu, dello stesso tipo usato per avvolgere i pani di zucchero, divenne il segno distintivo di questa produzione.

Il successo fu tale che il modello venne imitato a Rouen, a Limoges e in altre città. I libretti viaggiavano nelle ceste dei venditori ambulanti e raggiungevano villaggi in cui non esistevano librerie. Si leggevano spesso ad alta voce, durante le veglie serali, davanti a un pubblico che in parte non sapeva leggere, e questo ne fece uno strumento di cultura condivisa più che di lettura privata.

Cavalieri, santi e calendari

Il catalogo della Bibliothèque bleue era sorprendentemente vario. Accanto alle storie di cavalieri come i Quattro figli di Aimone o Pietro di Provenza, comprendeva racconti devoti, vite di santi, manuali di buone maniere, raccolte di canzoni, testi comici e soprattutto almanacchi, con previsioni del tempo, fiere, fasi della luna e consigli per il lavoro dei campi. Uno dei titoli più longevi fu il Calendrier des bergers, il calendario dei pastori, che univa astronomia, morale e medicina popolare.

Il Grand Albert e il Petit Albert

Tra i titoli di maggior successo c'erano due raccolte di segreti attribuite ad Alberto Magno. Il Grand Albert derivava da testi latini medievali sui poteri delle pietre, delle erbe e degli animali, che la tradizione aveva messo sotto il nome del grande teologo domenicano senza alcun fondamento. Il Petit Albert, comparso all'inizio del Settecento, aggiungeva segreti di magia naturale e cabalistica e divenne presto sinonimo di libro proibito.

Questi due testi erano guardati con sospetto dal clero e talvolta sequestrati, ma restarono richiestissimi fino all'Ottocento. Nella cultura contadina possedere un Petit Albert poteva bastare a far nascere voci su un vicino: il libro stesso era percepito come un oggetto carico di potere, al di là di ciò che effettivamente conteneva. Per lo storico, invece, è un documento prezioso sulle credenze e sulle paure delle campagne.

La Bibliothèque bleue declinò a metà Ottocento, con il controllo statale sul commercio ambulante e la diffusione della stampa periodica. Il suo studio, avviato nel Novecento da storici come Robert Mandrou, ha mostrato quanto questi libretti abbiano contribuito a formare l'immaginario popolare francese, compreso il fascino duraturo dei libri di magia.