Atalanta fugiens: il libro alchemico da guardare e da cantare
Oppenheim 1617: Michael Maier pubblica cinquanta emblemi alchemici con incisioni, epigrammi, discorsi e fughe musicali. Storia di un libro unico.
Pochi libri della storia dell'alchimia sono stati concepiti con l'ambizione dell'Atalanta fugiens. Pubblicato a Oppenheim nel 1617 dal medico tedesco Michael Maier, il volume presenta cinquanta emblemi, e ognuno unisce un'incisione, un motto, un epigramma latino, un discorso in prosa e una breve composizione musicale a tre voci. Il lettore era invitato a guardare, leggere, meditare e perfino cantare, in un'esperienza che coinvolgeva insieme la vista, l'udito e l'intelletto.
Michael Maier, medico alla corte di Praga
Nato nel 1568 nell'Holstein, Maier studiò medicina e filosofia e fu per un periodo al servizio dell'imperatore Rodolfo II, il sovrano che aveva fatto di Praga un centro di alchimisti, astrologi e collezionisti. Dopo la morte dell'imperatore, nel 1612, viaggiò in Inghilterra e in Germania, pubblicando in pochi anni una serie impressionante di opere latine. Scrisse anche in difesa dei Rosacroce, il misterioso movimento che proprio in quegli anni suscitava discussioni in tutta Europa.
L'Atalanta fugiens fu stampata da Hieronymus Galler per conto dell'editore e incisore Johann Theodor de Bry, la cui bottega era tra le più raffinate del tempo. Le incisioni su rame sono generalmente attribuite a Matthäus Merian, allora giovane collaboratore di de Bry e in seguito celebre per le sue vedute di città. Alcuni esemplari portano la data 1618, segno che il libro fu riproposto con un nuovo frontespizio.
Il mito della corsa
Il titolo richiama un racconto narrato da Ovidio nelle Metamorfosi. La vergine Atalanta, velocissima, sfidava i pretendenti alla corsa; Ippomene la vinse lasciando cadere tre mele d'oro, che lei si fermò a raccogliere. Maier lesse il mito in chiave alchemica: Atalanta rappresentava la sostanza volatile che fugge, Ippomene quella fissa che la insegue, e la mela l'elemento che rallenta la fuga e permette l'unione.
Il mito struttura anche la musica. Ogni emblema è accompagnato da una fuga in cui la prima voce, chiamata Atalanta fugiens, è inseguita dalla seconda, Hippomenes sequens, mentre la terza, Pomum morans, procede lenta su una melodia ripetuta. È uno dei rari casi in cui la forma musicale traduce in modo così diretto un'idea filosofica e un racconto mitologico.
Gli emblemi più celebri
Molte immagini sono diventate classiche. Il primo emblema mostra una figura del vento con un bambino nel ventre, illustrando una frase della Tavola smeraldina: «il vento lo portò nel suo ventre». Il secondo raffigura la Terra come una nutrice che allatta. Altri emblemi presentano un uomo che disegna cerchi e quadrati con il compasso, un ermafrodito disteso, un drago che si morde la coda, un re che divora il proprio figlio e lo restituisce.
Ogni immagine si ispira a una sentenza della letteratura alchemica, e il discorso in prosa che segue spiega il significato con citazioni di autori antichi e medievali. Maier voleva così mostrare che la sapienza alchemica era nascosta nei miti greci ed egizi, tema che sviluppò anche in altre opere, come gli Arcana arcanissima.
Riscoperta nel Novecento da storici dell'arte e musicologi, l'Atalanta fugiens è stata più volte riprodotta, studiata e anche eseguita. Resta uno dei vertici del libro illustrato barocco e una testimonianza preziosa di un'epoca in cui scienza, arte e mito non erano ancora separati da confini rigidi. Sfogliarla significa ancora oggi accettare l'invito di Maier a unire gli occhi, l'orecchio e la mente.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio