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Raimondo Lullo, l'Arte combinatoria e il falso Lullo alchimista

Il maiorchino Raimondo Lullo inventò un'Arte di principi e ruote combinatorie; dopo la sua morte gli fu attribuita un'intera biblioteca di testi alchemici.

Nato a Maiorca intorno al 1232, pochi anni dopo la conquista cristiana dell'isola, Raimondo Lullo visse da cortigiano fino a una crisi religiosa che, secondo la Vita dettata in vecchiaia, fu provocata da ripetute visioni di Cristo crocifisso. Da allora dedicò l'esistenza a un unico scopo: convertire musulmani ed ebrei attraverso argomenti razionali. Per riuscirci inventò un metodo che avrebbe affascinato l'Europa per secoli.

L'Arte

Il metodo di Lullo, chiamato semplicemente Ars, nacque intorno al 1274 dopo un periodo di ritiro sul monte Randa, a Maiorca. Si basava su un numero limitato di principi, come bontà, grandezza, eternità e potere, indicati con lettere e disposti su figure geometriche e cerchi concentrici girevoli. Combinandoli in modo sistematico, si dovevano poter generare tutte le proposizioni vere su Dio e sul mondo.

Lullo rielaborò l'Arte molte volte nel corso della vita, fino all'Ars generalis ultima, composta tra il 1305 e il 1308, e alla sua versione abbreviata, l'Ars brevis. Scrisse in latino, in catalano e forse in arabo; le sue opere in catalano, come il romanzo Blanquerna, sono tra i primi grandi testi letterari in quella lingua e ne fanno una figura fondatrice della cultura catalana.

Il missionario

Accanto al lavoro filosofico, Lullo promosse lo studio delle lingue orientali per i missionari. Nel 1276 ottenne la fondazione di un collegio a Miramar, sulla costa di Maiorca, dove alcuni frati imparavano l'arabo. Più tardi chiese a papi e sovrani di istituire cattedre di lingue nelle università, un'idea accolta dal concilio di Vienne nel 1311-1312, che previde l'insegnamento dell'ebraico, dell'arabo e del caldaico.

Compì diversi viaggi nel Nord Africa per predicare e discutere con i dotti musulmani, venendo più volte imprigionato ed espulso. Morì intorno al 1316, forse durante il viaggio di ritorno dalla Tunisia; la tradizione che lo vuole lapidato a Bugia è tarda e non trova conferma nelle fonti contemporanee, anche se contribuì al suo culto.

Il Lullo alchimista

Pochi decenni dopo la sua morte cominciò a circolare un vasto corpus di trattati alchemici attribuiti a Lullo. Il più importante è il Testamentum, composto nel Trecento, probabilmente negli anni Trenta; seguirono decine di altri testi, fino a formare una vera biblioteca pseudo-lulliana. In realtà Lullo, nelle opere autentiche, si mostrò scettico verso la trasmutazione dei metalli.

La confusione nacque anche dal metodo: le lettere, le figure e le ruote dell'Arte somigliavano ai simboli dei trattati alchemici e cabalistici, e nel Rinascimento lullismo, cabala e alchimia vennero spesso intrecciati. Cornelio Agrippa commentò l'Arte, Giordano Bruno ne fece la base dei suoi sistemi mnemonici e, nel 1666, il giovane Leibniz se ne occupò nella Dissertatio de arte combinatoria.

Il caso di Lullo mostra due storie parallele. Da un lato un pensatore medievale originale, che cercò un linguaggio universale per il dialogo tra religioni; dall'altro un nome usato per secoli per dare prestigio a trattati che non scrisse. Le grandi biblioteche europee conservano entrambe le eredità, spesso negli stessi scaffali, e solo l'analisi dei manoscritti permette di distinguerle.