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La Praga di Rodolfo II: biblioteca, meraviglie e alchimisti

Alla corte praghese di Rodolfo II lavorarono Tycho Brahe, Keplero e alchimisti come Maier. Il Codex Gigas, il Voynich e la dispersione del 1648.

Nel 1583 l'imperatore Rodolfo II d'Asburgo trasferì la corte da Vienna a Praga. Nei trent'anni successivi il castello di Hradčany divenne uno dei centri più singolari della cultura europea: vi lavoravano pittori, orafi, astronomi, medici e alchimisti, e vi si raccoglieva una collezione di meraviglie che i contemporanei consideravano senza pari. Libri e manoscritti ne erano parte essenziale, accanto ai quadri e agli strumenti.

La Kunstkammer dell'imperatore

Rodolfo, nato nel 1552 e imperatore dal 1576, era un collezionista appassionato e spesso schivo. Nelle sale del castello radunò dipinti di Dürer, Bruegel e Arcimboldo, orologi e automi, strumenti scientifici, pietre preziose, corni di presunti unicorni e reperti naturali. La Kunstkammer, la camera delle arti e delle meraviglie, voleva essere un'immagine in piccolo dell'intero universo.

La biblioteca seguiva lo stesso criterio enciclopedico. Accanto a classici e opere di storia vi erano trattati di astronomia, medicina e alchimia, molti dei quali dedicati all'imperatore da autori che speravano nella sua protezione. Tra i libri più celebri legati a Praga c'è il Codex Gigas, l'enorme manoscritto medievale detto Bibbia del diavolo per la grande figura del demonio che contiene, entrato nelle collezioni imperiali nel 1594.

Astronomi e alchimisti a corte

A Praga lavorarono Tycho Brahe, giunto nel 1599 e morto nel 1601, e Giovanni Keplero, che ne raccolse l'eredità e intitolò all'imperatore le Tavole rudolfine, pubblicate nel 1627. Alla corte gravitavano anche medici e alchimisti come Michael Maier, che Rodolfo nominò conte palatino, e il polacco Michał Sędziwój, noto con il nome latino di Sendivogius.

Nel 1584 arrivarono in Boemia anche John Dee ed Edward Kelley. Dee ottenne un'udienza dall'imperatore, ma non ne conquistò la fiducia e lasciò la Boemia nel 1589. Kelley rimase, ottenne terre e onori grazie alla sua fama di alchimista, poi cadde in disgrazia e fu imprigionato; la sua morte, avvenuta verso la fine del secolo, è circondata da racconti contraddittori.

Il manoscritto Voynich e la dispersione

La tradizione collega a Rodolfo anche il manoscritto Voynich. Una lettera degli anni Sessanta del Seicento, scritta dall'erudito praghese Johannes Marcus Marci al gesuita Athanasius Kircher, riferisce che l'imperatore lo avrebbe acquistato per seicento ducati, credendolo opera di Ruggero Bacone. La notizia è di seconda mano e non confermata da documenti contabili, ma è la più antica indicazione sulla storia del codice.

Dopo la morte di Rodolfo, nel 1612, il fratello Mattia riportò la corte a Vienna e parte delle collezioni fu trasferita o venduta. Il colpo finale venne nel 1648, quando le truppe svedesi occuparono il castello e portarono a Stoccolma molti dei tesori rimasti, compreso il Codex Gigas, oggi conservato nella Biblioteca nazionale di Svezia.

La Praga di Rodolfo è stata spesso raccontata come una città di maghi e alchimisti, con molte esagerazioni romantiche. Le fonti mostrano però una corte reale e documentata, dove la ricerca astronomica più avanzata conviveva con l'alchimia e con il collezionismo di meraviglie. I libri dispersi di quella corte si ritrovano oggi in biblioteche di mezza Europa, da Vienna a Stoccolma e a Roma.