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Marsilio Ficino e il Pimander: Ermete Trismegisto arriva a Firenze

Nel 1463 Ficino tradusse per Cosimo de' Medici i trattati ermetici, stampati nel 1471 come Pimander. Così nacque la magia naturale del Rinascimento.

Intorno al 1463 Cosimo de' Medici, ormai anziano, chiese a un giovane studioso di interrompere la traduzione dei dialoghi di Platone per dedicarsi a un testo appena giunto a Firenze. Era un manoscritto greco di trattati attribuiti a Ermete Trismegisto, portato dalla Macedonia dal monaco Leonardo da Pistoia. Il traduttore era Marsilio Ficino, e quella scelta avrebbe segnato la storia della filosofia e della magia rinascimentali.

Il filosofo di Careggi

Ficino nacque a Figline Valdarno nel 1433, figlio di un medico al servizio dei Medici. Studiò filosofia e medicina a Firenze e imparò il greco con un impegno che sorprese i contemporanei. Cosimo gli donò una casa nei pressi della villa di Careggi, dove il giovane si dedicò allo studio di Platone e dei suoi interpreti, circondato da amici e allievi.

Attorno a lui si formò quella che le fonti chiamano Accademia platonica, un circolo di dotti, poeti e patrizi fiorentini legati dall'amore per la filosofia. Gli storici discutono quanto fosse un'istituzione vera e propria e quanto piuttosto una rete di amicizie, lettere e lezioni. Di certo, il suo lavoro trasformò il modo in cui l'Europa leggeva i filosofi antichi.

Il Pimander e la sapienza antica

La traduzione dei trattati ermetici, compiuta in pochi mesi, fu intitolata Pimander, dal nome del primo trattato. Stampata per la prima volta a Treviso nel 1471, ebbe numerosissime edizioni nel giro di pochi decenni. Ficino era convinto che Ermete fosse un sapiente egizio vissuto in tempi remotissimi, contemporaneo o di poco successivo a Mosè, maestro di una sapienza poi trasmessa fino a Platone.

Nel proemio delineò una catena di sapienti, la prisca theologia, che da Ermete passava per Orfeo, Aglaofemo, Pitagora e Filolao fino a Platone. Solo nel 1614 il filologo Isaac Casaubon dimostrò, con argomenti linguistici, che i testi ermetici erano stati scritti nei primi secoli dell'era cristiana. Per oltre un secolo e mezzo, però, l'idea di Ficino orientò profondamente la cultura europea.

Il De vita e la magia naturale

Ficino completò poi la traduzione di Platone, stampata nel 1484, e quella di Plotino, pubblicata nel 1492. Nel 1489 uscì il De vita libri tres, un'opera dedicata alla salute degli uomini di studio, il cui terzo libro, De vita coelitus comparanda, discute come, secondo l'autore, l'influsso degli astri si legasse a immagini, musica, colori e sostanze naturali.

Il libro suscitò sospetti di magia illecita, e Ficino dovette scrivere un'apologia per difendersi, sostenendo di descrivere una magia naturale, fondata sulle corrispondenze tra cielo e terra e non sull'aiuto dei demoni. Questa distinzione, ripresa da Pico della Mirandola, da Agrippa e da molti altri, divenne una delle basi teoriche della magia rinascimentale e dei trattati che ne derivarono.

Ficino morì a Careggi nel 1499. Le sue traduzioni rimasero per secoli le versioni latine di riferimento di Platone, di Plotino e degli scritti ermetici, e i suoi manoscritti e le sue edizioni sono oggi tra i tesori delle biblioteche fiorentine. Senza di lui la storia dei libri di magia del Rinascimento sarebbe stata molto diversa, e certamente meno colta.