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Pietro d'Abano, il medico di Padova che divenne un mago leggendario

Filosofo e medico del Trecento, autore del Conciliator, Pietro d'Abano fu processato dall'Inquisizione e trasformato in mago da leggende e falsi grimori.

A Padova, nella grande sala del Palazzo della Ragione, un ciclo di affreschi astrologici ricopre le pareti con segni zodiacali, pianeti e mestieri dell'uomo. La tradizione locale lo collega alle idee di Pietro d'Abano, medico e filosofo nato intorno al 1257 nei pressi della città e morto verso il 1315. La sua figura è sospesa tra due immagini: quella dello scienziato rispettato e quella del mago leggendario.

Un medico tra Costantinopoli, Parigi e Padova

Pietro studiò a lungo fuori d'Italia: soggiornò a Costantinopoli, dove perfezionò il greco, e insegnò a Parigi prima di rientrare a Padova all'inizio del Trecento. Tradusse dal greco testi medici e filosofici e commentò i Problemata attribuiti ad Aristotele. Divenne uno dei docenti più noti dello Studio padovano, contribuendo alla fama che la città avrebbe avuto per secoli nella medicina.

La sua opera maggiore è il Conciliator differentiarum philosophorum et praecipue medicorum, compiuta nei primi anni del Trecento. In oltre duecento questioni cerca di conciliare le opinioni dei filosofi con quelle dei medici, attingendo ad Aristotele, Galeno, Avicenna e Averroè. Il libro ebbe grande diffusione manoscritta e numerose edizioni a stampa a partire dal 1472.

L'astrologia e i sospetti

Come molti medici del suo tempo, Pietro riteneva che gli astri influissero sul corpo umano e che il medico dovesse conoscerne i moti. Scrisse il Lucidator, un trattato in difesa dell'astronomia e dell'astrologia, e altre riflessioni sui cieli. Queste posizioni, unite al carattere polemico e ad alcune tesi giudicate audaci, gli procurarono l'attenzione dell'Inquisizione.

Le fonti sul processo sono frammentarie. Pare che Pietro sia morto prima della conclusione del procedimento, e la tradizione riferisce che, condannato dopo la morte, fu bruciato in effigie. I dettagli della vicenda sono stati tramandati soprattutto da cronisti posteriori e vanno accolti con cautela, come spesso accade per i processi del primo Trecento.

Libri attribuiti e leggende

Alla fama di mago contribuirono testi che Pietro non scrisse. Il più noto è l'Heptameron, o Elementa magica, un breve testo di magia cerimoniale stampato nel Cinquecento insieme al cosiddetto Quarto libro della filosofia occulta, anch'esso falsamente attribuito ad Agrippa. Gli studiosi concordano nel considerare spuria l'attribuzione a Pietro. Il testo organizza le sue operazioni secondo i giorni della settimana e gli angeli che, nella tradizione tardo-medievale, li avrebbero governati.

Nacquero anche racconti popolari: si diceva che possedesse sette spiriti chiusi in un'ampolla di cristallo, che gli insegnavano le sette arti liberali, e che le monete spese tornassero da sole nella sua borsa. Sono leggende tipiche dei dotti medievali sospettati di magia, simili a quelle che circolarono su Michele Scoto o sul Virgilio negromante della tradizione napoletana.

Pietro d'Abano resta così un caso esemplare. Lo storico della medicina vi riconosce un pensatore che cercò di unire filosofia e pratica clinica; lo storico dei grimori vi ritrova un nome usato per dare autorità a testi magici successivi. Separare le due immagini permette di capire come si costruivano, nel Medioevo e nel Rinascimento, le genealogie dei libri proibiti.