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La Steganographia di Tritemio: crittografia travestita da magia

Nata intorno al 1499, la Steganographia di Tritemio sembrava un libro di evocazioni: era in gran parte un sistema di cifrature. Storia e riscoperta.

Poche opere hanno alimentato tanti sospetti quanto la Steganographia di Tritemio. Iniziata intorno al 1499, quando l'autore era ancora abate di Sponheim, si presentava come un trattato sull'invio di messaggi a distanza grazie all'aiuto di spiriti, con lunghi elenchi di nomi angelici e formule solenni. Per oltre un secolo circolò soltanto manoscritta, accompagnata dalla fama di libro demoniaco.

Una lettera finita nelle mani sbagliate

Tritemio descrisse il progetto in una lettera all'amico carmelitano Arnold Bostius, che però morì prima di riceverla. La missiva fu letta da altri religiosi e circolò, suscitando scandalo. Il filosofo francese Charles de Bovelles, che aveva visitato Sponheim nei primi anni del Cinquecento e sfogliato il manoscritto, descrisse poi l'opera come piena di nomi di demoni e la giudicò pericolosa.

Da quel momento Tritemio dovette difendersi più volte dall'accusa di negromanzia. Le sue opere successive, come l'Antipalus maleficiorum del 1508, un trattato contro la stregoneria, possono essere lette anche come un tentativo di presentarsi quale teologo ortodosso e nemico della magia illecita. Vi si condannano le pratiche magiche del tempo e i libri che le diffondevano, indicando come soli rimedi legittimi i mezzi offerti dalla Chiesa.

Il segreto del terzo libro

Già alcuni lettori del Cinquecento sospettavano che dietro i nomi degli spiriti si nascondessero semplici sistemi di cifratura. Nei primi due libri, infatti, le presunte invocazioni si rivelano messaggi nascosti, decifrabili con regole precise: conta, per esempio, solo una lettera ogni tanto. Il terzo libro, più breve e incompiuto, sembrava invece davvero astrologico e magico, con tavole di pianeti e intelligenze celesti.

Negli anni Novanta del Novecento due studiosi, il tedesco Thomas Ernst e il matematico statunitense Jim Reeds, dimostrarono in modo indipendente che anche le tavole numeriche del terzo libro contengono testi cifrati. La Steganographia appare così, almeno in larga parte, come un manuale di crittografia travestito da libro di magia, anche se resta aperta la questione di quanto Tritemio credesse nella sua componente spirituale.

Dalla Polygraphia all'Indice

L'opera di crittografia che Tritemio scelse di rendere pubblica fu la Polygraphia, stampata nel 1518, due anni dopo la sua morte, e spesso considerata il primo libro a stampa interamente dedicato alla cifratura. Contiene la celebre tabula recta, una tavola di alfabeti traslati che anticipa i sistemi polialfabetici dei secoli successivi. Il libro ebbe diverse edizioni e già nel 1561 una traduzione francese.

La Steganographia giunse alla stampa solo nel 1606, a Francoforte. Pochi anni dopo, nel 1609, fu inserita nell'Indice dei libri proibiti. In precedenza molti curiosi ne avevano cercato copie: John Dee, trovandone un manoscritto ad Anversa nel 1563, scrisse a William Cecil per segnalargli il valore eccezionale del libro e chiedere sostegno per poterlo copiare.

La vicenda della Steganographia mostra quanto fosse sottile, nel primo Cinquecento, il confine tra segreto tecnico e segreto magico. Un sistema per nascondere messaggi poteva sembrare un'evocazione, e un'apparente evocazione poteva celare un codice. Questa ambiguità, voluta o meno dall'autore, ha fatto di Tritemio una figura chiave tanto nella storia della crittografia quanto in quella della letteratura occulta.