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La Biblioteca Vaticana e i suoi fondi: da Niccolò V ai Barberini

Fondata da Sisto IV nel 1475, la Biblioteca Vaticana ha accolto la Palatina, l'Urbinate, i Barberini: una guida ai fondi e ai codici di astrologia.

La Biblioteca Apostolica Vaticana è una delle più antiche biblioteche del mondo ancora in funzione. I papi possedevano libri da secoli, ma la raccolta moderna nacque a metà del Quattrocento con Niccolò V, umanista e appassionato collezionista, che riunì centinaia di manoscritti greci e latini con l'idea di renderli disponibili agli studiosi. Pochi decenni dopo la biblioteca ebbe una vera fondazione giuridica.

Da Sisto IV a Sisto V

Il 15 giugno 1475 Sisto IV, con la bolla Ad decorem militantis Ecclesiae, istituì formalmente la biblioteca, le assegnò rendite stabili e nominò bibliotecario l'umanista Bartolomeo Platina. La scena è ricordata da un celebre affresco di Melozzo da Forlì, oggi nella Pinacoteca Vaticana, in cui Platina si inginocchia davanti al papa circondato dai nipoti.

Alla fine del Cinquecento la raccolta era cresciuta tanto da richiedere una nuova sede. Sisto V fece costruire da Domenico Fontana un edificio che attraversava il cortile del Belvedere; il grande Salone Sistino, decorato con affreschi, fu ultimato in pochi anni, intorno al 1589. Da allora la biblioteca si è ampliata più volte, aggiungendo depositi, laboratori di restauro e sale di consultazione.

I grandi fondi

La ricchezza della Vaticana dipende in gran parte dai fondi che vi sono confluiti, ciascuno con la propria storia e la propria segnatura. Nel 1623 vi giunse la Biblioteca Palatina di Heidelberg, donata a Gregorio XV da Massimiliano di Baviera dopo la conquista della città durante la guerra dei Trent'anni; una parte dei manoscritti in lingua tedesca tornò a Heidelberg nel 1816.

Seguirono altri nuclei celebri: la biblioteca dei duchi di Urbino, acquisita nel 1657, con i codici miniati raccolti da Federico da Montefeltro; i manoscritti della regina Cristina di Svezia, entrati alla fine del Seicento; la biblioteca dei Barberini, acquisita nel 1902, e quella dei Chigi, nel 1923. Ogni fondo conserva tracce degli interessi e dei gusti dei suoi antichi proprietari.

Astrologia, magia e scienza nei codici

Tra decine di migliaia di manoscritti, la Vaticana custodisce anche testi fondamentali per la storia delle scienze occulte: trattati astrologici greci e bizantini, traduzioni latine di opere arabe di astronomia e di magia delle immagini, commenti medievali, raccolte di pronostici. Molti di questi codici furono descritti tra la fine dell'Ottocento e il Novecento nel grande catalogo dei manoscritti astrologici greci.

La presenza di tali opere in una biblioteca pontificia non deve sorprendere. Per secoli l'astrologia fu considerata parte del sapere scientifico, e diversi papi e cardinali consultarono astrologi di fiducia. Gli stessi libri che l'Indice limitava per i fedeli potevano essere conservati e studiati da chi aveva l'autorità o la licenza per farlo, e la loro conservazione ne ha garantito la sopravvivenza.

Oggi la Biblioteca Vaticana è distinta dall'Archivio Apostolico Vaticano, che conserva i documenti di governo della Santa Sede, ed è aperta a studiosi qualificati. Un vasto programma di digitalizzazione ha reso consultabili in rete migliaia di manoscritti, permettendo a chiunque di sfogliare codici che per secoli furono accessibili soltanto a pochissimi lettori.