L'Indice dei libri proibiti e la censura dei libri di magia
Dal 1559 al 1966 l'Indice dei libri proibiti decise cosa i cattolici potevano leggere. La nona regola tridentina e il destino dei testi di magia.
Nel 1559 papa Paolo IV promulgò un elenco ufficiale di autori e opere che i cattolici non potevano leggere, possedere né stampare. Era il primo Indice romano dei libri proibiti, e sarebbe stato aggiornato per quattro secoli, fino all'ultima edizione del 1948. Per la storia dei libri di magia e di astrologia questo strumento fu decisivo: stabilì che cosa poteva circolare liberamente e che cosa doveva sparire dagli scaffali.
Dall'Indice di Paolo IV a quello tridentino
L'Indice del 1559 era severissimo. Divideva gli autori in classi e condannava in blocco l'intera produzione di alcuni di essi, comprese opere che non trattavano di religione. Tra i nomi colpiti vi era Cornelio Agrippa, l'autore del De occulta philosophia. Le proteste di librai e studiosi furono tali che già nel 1564, dopo la chiusura del concilio di Trento, fu pubblicato un nuovo Indice più articolato e meno indiscriminato.
L'Indice tridentino, approvato da Pio IV, si apriva con dieci regole generali che valevano anche per i libri non elencati per nome. Nel 1571 Pio V istituì un organismo apposito, la Congregazione dell'Indice, incaricata di aggiornare gli elenchi, esaminare le nuove opere e concedere licenze di lettura a chi, per motivi di studio o di ufficio, doveva consultare testi proibiti.
La nona regola
Per le arti occulte la norma fondamentale era la nona regola. Essa vietava i libri di geomanzia, idromanzia, aeromanzia, piromanzia, onomanzia, chiromanzia e negromanzia, insieme a quelli che contenevano sortilegi, malefici, auguri, auspici e incantesimi magici. Colpiva inoltre l'astrologia giudiziaria, cioè la pretesa di prevedere con gli astri gli eventi futuri dipendenti dalla volontà umana.
La regola faceva però un'eccezione importante: restavano leciti gli scritti di astrologia utili alla navigazione, all'agricoltura e alla medicina. La distinzione rifletteva un dibattito antico, già presente nello Speculum astronomiae, tra un'astrologia naturale compatibile con la fede e una divinatoria che minacciava il libero arbitrio. Nel 1586 la bolla Coeli et terrae di Sisto V rinnovò con forza la condanna della divinazione.
Libri colpiti e libri sopravvissuti
Nel corso dei secoli entrarono nell'Indice molti testi oggi studiati come fonti della storia della magia. La Steganographia di Tritemio vi fu inserita nel 1609, pochi anni dopo la prima stampa; le opere di Giordano Bruno furono proibite nel 1603. Altri libri furono messi all'Indice con la formula donec corrigatur, cioè finché non fossero stati corretti, e circolarono in edizioni espurgate con interi passi cancellati.
L'Indice non riuscì mai a eliminare del tutto i testi condannati. Molti sopravvissero in biblioteche private, nei paesi protestanti o in copie manoscritte, e talvolta gli stessi tribunali ecclesiastici conservarono gli esemplari sequestrati. Paradossalmente, la condanna attirava curiosità e rendeva certi titoli più ricercati dai collezionisti, che ne pagavano copie a prezzi elevati.
L'Indice perse il suo valore giuridico nel 1966, con una notificazione della Congregazione per la dottrina della fede seguita al concilio Vaticano II. I suoi archivi, aperti agli studiosi nel 1998, sono oggi una fonte preziosa per capire come si leggeva e si censurava in età moderna. Per lo storico dei grimori, l'elenco dei libri proibiti è anche, paradossalmente, una mappa di quelli che circolavano.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio