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John Dee e la biblioteca di Mortlake, la più ricca d'Inghilterra

Come John Dee radunò a Mortlake migliaia di libri e manoscritti, cosa rivela il catalogo del 1583 e dove si trovano oggi i suoi volumi superstiti.

Nella seconda metà del Cinquecento, in un villaggio sul Tamigi a ovest di Londra, si trovava una delle raccolte di libri più ricche d'Inghilterra. Apparteneva a John Dee (1527-1608 o 1609), matematico, astrologo, consigliere occasionale di Elisabetta I e studioso di tutto ciò che allora si chiamava filosofia naturale. La casa di famiglia di Mortlake, già appartenuta alla madre, divenne negli anni un luogo di studio frequentato da navigatori, cortigiani e dotti stranieri, attratti dai volumi e dagli strumenti che Dee vi aveva radunato.

Un progetto di biblioteca nazionale

Già nel 1556 Dee rivolse alla regina Maria Tudor una supplica perché si salvassero i manoscritti dispersi con la soppressione dei monasteri, decretata da Enrico VIII negli anni Trenta del secolo. Proponeva di cercare in patria e all'estero gli esemplari migliori, di farne copie e di custodirli in una biblioteca reale. Il progetto non ebbe seguito, ma rivela il metodo che Dee applicò poi a sé stesso: comprare, copiare, recuperare dalle rovine delle antiche librerie monastiche.

Molti codici medievali di Mortlake provenivano proprio da quei fondi dispersi. Dee raccolse in particolare le opere di Ruggero Bacone, che considerava un predecessore, insieme a trattati di astronomia, ottica, alchimia e geografia. Accanto ai manoscritti c'erano edizioni a stampa acquistate durante i soggiorni a Lovanio, a Parigi e ad Anversa, dove il giovane Dee aveva studiato e stretto rapporti con cartografi e matematici del continente.

Il catalogo del 1583

La consistenza della raccolta è nota grazie a un catalogo redatto dallo stesso Dee e datato 6 settembre 1583, poche settimane prima della sua partenza per l'Europa centrale insieme a Edward Kelley e al nobile polacco Albert Łaski. L'elenco registra migliaia di titoli tra libri stampati e manoscritti; gli studiosi moderni ne hanno curato un'edizione critica che permette di ricostruire, voce per voce, gli interessi del proprietario.

Il catalogo mostra una biblioteca enciclopedica più che occulta. Prevalgono matematica, astronomia, medicina e storia; la magia e l'alchimia sono presenti, ma come parte di un sapere unitario in cui il numero, la luce e i cieli si spiegavano a vicenda. È lo stesso orizzonte della Monas hieroglyphica, pubblicata da Dee ad Anversa nel 1564, e della prefazione matematica scritta nel 1570 per la prima traduzione inglese di Euclide.

Il saccheggio e la dispersione

Quando Dee rientrò in Inghilterra, nel 1589, trovò la casa violata. Libri e strumenti erano stati portati via o danneggiati durante la sua assenza; nei suoi scritti successivi lamentò la perdita di opere che non avrebbe più recuperato. Le cause precise del saccheggio restano poco chiare, e le versioni che parlano di una folla ostile al «mago» sono tarde e incerte.

Ciò che sopravvisse si disperse ulteriormente dopo la sua morte. Oggi i volumi appartenuti a Dee si riconoscono dalle annotazioni a margine e dai segni di possesso, e sono sparsi in decine di biblioteche. Il nucleo più consistente, circa un centinaio di libri, si conserva al Royal College of Physicians di Londra; altri si trovano a Oxford, a Cambridge e alla British Library.

La biblioteca di Mortlake non esiste più come insieme, ma il suo catalogo resta uno dei documenti più eloquenti sulla cultura del Rinascimento inglese. Mostra come, per un uomo del Cinquecento, il confine tra scienza, filosofia e arti occulte passasse dentro gli stessi scaffali, e come la passione per il libro raro potesse convivere con la ricerca di una sapienza ritenuta perduta.