EnglishMarchio registrato Studio Esoterico CornelioGrimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio
A

Alfabeti segreti: il tebano, le scritture celesti e i grimori

L'alfabeto tebano di Tritemio, le scritture celesti di Agrippa e la lingua enochiana di John Dee: storia dei caratteri segreti nei libri magici.

Molti grimori contengono pagine scritte in caratteri sconosciuti al lettore comune: segni che somigliano a lettere ebraiche deformate, a geroglifici o a puri ghirigori. Questi alfabeti segreti avevano più funzioni. Proteggevano il contenuto da occhi indiscreti, davano al libro un'aura di antichità e, secondo la tradizione, permettevano di scrivere nomi e preghiere in una lingua più vicina al mondo celeste. La loro storia si può seguire con buona precisione nei libri a stampa del Cinquecento.

L'alfabeto tebano e l'abate Tritemio

Il più noto è l'alfabeto detto tebano, o di Onorio. Compare per la prima volta a stampa nella Polygraphia dell'abate benedettino Giovanni Tritemio, pubblicata nel 1518, due anni dopo la sua morte. Tritemio lo presentava come trasmesso da Pietro d'Abano e risalente a un Onorio di Tebe, figura leggendaria a cui si attribuiva anche il Libro giurato. Nessuna di queste attribuzioni è dimostrabile, ma l'alfabeto ebbe una fortuna enorme.

Tritemio era un erudito affascinato dalla crittografia. La sua Steganographia, composta intorno al 1500 e stampata soltanto nel 1606, sembrava un manuale per servirsi di angeli capaci di trasmettere messaggi a distanza. Studi moderni hanno mostrato che almeno in parte si trattava di un raffinato sistema di cifratura nascosto sotto un linguaggio angelico. L'opera fu comunque condannata dalla Chiesa e rimase a lungo un simbolo dei libri proibiti.

Le scritture celesti di Agrippa

Nel terzo libro del De occulta philosophia, Cornelio Agrippa raccolse diversi alfabeti di questo tipo: oltre al tebano, la scrittura celeste, quella detta dei Malachim e quella chiamata passaggio del fiume. Quasi tutti derivavano dall'alfabeto ebraico, di cui conservavano l'ordine e il numero delle lettere. Grazie alla diffusione del libro di Agrippa, queste tavole passarono in centinaia di manoscritti magici successivi, spesso ricopiate con varianti e fraintendimenti.

Dalla lingua degli angeli ai copisti

Negli anni Ottanta del Cinquecento John Dee ed Edward Kelley registrarono nei loro diari una lingua che dicevano dettata dagli angeli, con un proprio alfabeto di ventuno lettere. Oggi la si chiama enochiana. I quaderni di Dee, in parte conservati alla British Library, mostrano come questi caratteri venissero annotati con cura, insieme a tavole di lettere e a figure. Alla fine dell'Ottocento l'alfabeto enochiano fu ripreso dall'ordine inglese della Golden Dawn.

Per i copisti, però, gli alfabeti segreti erano soprattutto un problema pratico. Chi trascriveva un grimorio senza conoscere l'originale tendeva a deformare i segni, a confondere lettere simili o a inventarne di nuove. Per questo le stesse tavole appaiono così diverse da un manoscritto all'altro, e per questo gli storici riescono talvolta a stabilire quale copia derivi da quale.

Gli alfabeti segreti ricordano che il libro magico era anche un oggetto grafico, in cui la forma delle lettere contava quanto il loro significato. Nati tra erudizione, crittografia e devozione, questi caratteri sono sopravvissuti fino ai nostri giorni, passando dai manoscritti alle edizioni a stampa e poi alle riproduzioni moderne, senza perdere il loro fascino di scrittura proibita.