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Memphis 1517 e altri inganni: i falsi editoriali dei grimori

Date impossibili, città esotiche e stampatori immaginari: perché i grimori francesi del Settecento e dell'Ottocento mentivano sul frontespizio.

Aprendo certe edizioni del Grimorium verum si legge che il libro fu stampato a Memphis, presso Alibeck l'Egiziano, nel 1517. Nessuna di queste informazioni è vera. Il volume è un prodotto francese del Settecento, e Memphis, l'antica capitale egizia, non aveva certo una tipografia. Questo frontespizio è solo uno degli esempi più vistosi di una pratica diffusissima nella storia dei grimori a stampa: indicare luoghi, date e stampatori inventati.

Perché mentire sul frontespizio

Le ragioni erano almeno due. La prima era la prudenza. Stampare un libro di magia significava rischiare sequestri, multe e processi, e un indirizzo falso rendeva più difficile risalire al vero responsabile. Era del resto un'abitudine comune a tutta l'editoria clandestina: dal Seicento in poi, per esempio, molti libri proibiti uscirono sotto il nome di un inesistente Pierre Marteau di Colonia, diventato quasi un marchio della stampa fuorilegge.

La seconda ragione era commerciale. Un grimorio doveva sembrare antico, raro e venuto da lontano. Una data cinquecentesca, una città orientale o un riferimento a un papa davano al testo un'autorità che un piccolo stampatore di provincia non avrebbe mai potuto garantire. Il falso editoriale, in questo senso, faceva parte del fascino del libro, ed era probabilmente riconosciuto come tale da almeno una parte dei lettori.

Una geografia immaginaria

Le città citate nei frontespizi compongono una mappa curiosa. Oltre a Memphis compare spesso Roma, scelta per suggerire un'origine pontificia: l'Enchiridion Leonis Papae si presentava come una raccolta di preghiere donata da papa Leone III a Carlo Magno, e il cosiddetto Grimorio di papa Onorio usava il nome di un pontefice medievale. Il Petit Albert dichiarava invece di essere stampato a Colonia, presso gli eredi dei Beringos fratres, all'insegna di Agrippa, riprendendo la sottoscrizione delle vecchie edizioni agrippiane.

Date impossibili

Anche le date erano manipolate. Alcune edizioni del Dragon rouge recano l'anno 1521, benché siano state stampate nell'Ottocento, e altri grimori si attribuivano età ancora più remote. Lo scopo era collocare il libro nel Cinquecento o prima, nell'epoca di Agrippa e dei grandi maghi del Rinascimento, oppure nel Medioevo dei papi e degli imperatori. A volte gli stampatori sceglievano date chiaramente assurde, quasi a strizzare l'occhio al lettore.

Come gli storici smascherano i falsi

Per datare davvero queste edizioni gli studiosi usano gli strumenti della bibliografia materiale. Esaminano i caratteri tipografici, che cambiano nel tempo e da una bottega all'altra; le filigrane della carta, che rivelano la cartiera e talvolta l'anno; le xilografie, spesso riutilizzate e quindi riconoscibili; e la lingua, che tradisce l'epoca reale con parole e grafie moderne. Così si è stabilito che quasi tutti i grandi grimori francesi furono stampati tra il Settecento e l'Ottocento.

I falsi editoriali non tolgono valore a questi libri, anzi li rendono ancora più interessanti. Raccontano di stampatori che lavoravano ai margini della legge, di un pubblico desideroso di antichità e mistero e di un mercato capace di trasformare un frontespizio in una piccola leggenda. Leggerli con occhio critico significa capire come nasceva, pagina dopo pagina, il mito del libro magico antichissimo.