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Da Ashmole a Keynes: il collezionismo dei libri di magia e alchimia

Elias Ashmole, Hans Sloane, le carte alchemiche di Newton e le grandi raccolte di Glasgow, Yale e Londra: come si sono formate le collezioni occulte.

Molti manoscritti magici e alchemici sono sopravvissuti non perché fossero protetti dai loro autori, ma perché a un certo punto qualcuno decise di collezionarli. Antiquari, medici, scienziati ed economisti hanno raccolto per passione o per studio libri che altri avrebbero bruciato. Le loro collezioni, finite poi in musei e biblioteche, sono oggi il cuore della ricerca sulla storia dell'occulto, e la loro formazione è a sua volta una storia ricca di episodi sorprendenti.

Elias Ashmole e le carte di John Dee

Uno dei primi grandi collezionisti fu l'inglese Elias Ashmole, antiquario e appassionato di alchimia, autore nel 1652 del Theatrum chemicum Britannicum, un'antologia di testi alchemici inglesi in versi. Ashmole raccolse manoscritti di astrologia, alchimia e magia e li lasciò all'Università di Oxford, dove nel 1683 aprì il museo che porta il suo nome. Oggi i suoi manoscritti sono conservati nella Bodleian Library.

Tra le carte che passarono per le sue mani c'erano anche alcuni scritti di John Dee. Secondo il racconto tramandato dallo stesso Ashmole, una parte di questi documenti era stata ritrovata nel cassetto segreto di un vecchio baule, dopo essere passata per diversi proprietari. Che sia vera in ogni dettaglio o no, la storia illustra bene quanto fosse fragile la sopravvivenza di questi testi.

Hans Sloane e la nascita del British Museum

Ancora più vasta fu la raccolta del medico Hans Sloane, che alla sua morte, nel 1753, lasciò alla nazione britannica libri, manoscritti e oggetti naturali. Da quel lascito nacque il British Museum. Tra i manoscritti Sloane, oggi alla British Library, si trovano numerosi testi di magia rituale, comprese alcune delle copie più note della Clavicola di Salomone e del Lemegeton, su cui si basarono più tardi le edizioni ottocentesche.

Le carte alchemiche di Newton

Un capitolo a parte riguarda Isaac Newton, che dedicò all'alchimia una quantità enorme di letture e di appunti. Le sue carte rimasero a lungo presso i discendenti, finché nel 1936 furono messe all'asta da Sotheby's a Londra. Una parte importante fu acquistata dall'economista John Maynard Keynes, che la donò al King's College di Cambridge; un'altra fu comprata dallo studioso Abraham Yahuda e si trova oggi a Gerusalemme, nella Biblioteca nazionale d'Israele.

Proprio Keynes, dopo aver studiato quei manoscritti, scrisse che Newton non era stato il primo dell'età della ragione, ma l'ultimo dei maghi. La frase, spesso citata, ha contribuito a cambiare l'immagine pubblica dello scienziato e a rendere l'alchimia un tema di ricerca storica rispettabile. Da allora gli storici della scienza hanno pubblicato e studiato quei fogli, mostrando come laboratorio, teologia e lettura dei testi antichi convivessero nella stessa mente.

Le grandi raccolte moderne

Nell'Ottocento e nel Novecento si formarono altre collezioni fondamentali. A Glasgow il chimico John Ferguson riunì una straordinaria biblioteca alchemica, descritta nella sua Bibliotheca chemica del 1906. Il filantropo Paul Mellon donò all'Università di Yale una raccolta di manoscritti alchemici e occulti, mentre a Londra la Wellcome Collection, nata dagli acquisti di Henry Wellcome, conserva migliaia di testi di medicina, alchimia e magia. Ad Amsterdam, dal 1984, opera la Bibliotheca Philosophica Hermetica, dedicata alla tradizione ermetica.

Il collezionismo ha dunque salvato una parte essenziale del patrimonio librario dell'esoterismo. Ogni grande raccolta riflette i gusti e le domande di chi l'ha formata, e conoscere la sua storia aiuta a capire perché alcuni testi siano giunti fino a noi in tante copie e altri in una sola, o non siano sopravvissuti affatto.