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Arthur Edward Waite, bibliografo dei grimori e della magia cerimoniale

Il Book of Black Magic del 1898, le traduzioni di Lévi e dei testi alchemici: Waite e il primo sguardo critico ai grimori francesi e latini.

Tra gli scrittori che alla fine dell'Ottocento resero accessibili i libri di magia al pubblico inglese, Arthur Edward Waite occupa un posto particolare. Mentre altri occultisti cercavano nei grimori strumenti da usare, Waite li studiava soprattutto come documenti, con un atteggiamento spesso scettico e talvolta apertamente polemico. Il risultato fu una serie di libri che ancora oggi si leggono come un primo, imperfetto tentativo di storia critica della letteratura magica.

Una vita tra libri e ordini iniziatici

Waite nacque nel 1857 a Brooklyn, negli Stati Uniti, ma crebbe in Inghilterra con la madre. Lettore instancabile, frequentò anch'egli la sala di lettura del British Museum e si avvicinò all'occultismo attraverso le opere del francese Éliphas Lévi. Nel 1891 entrò nell'Ordine della Golden Dawn, nel quale ebbe in seguito un ruolo di guida in una delle correnti nate dalle sue divisioni interne.

La sua produzione fu enorme. Tradusse Lévi, pubblicando nel 1896 la versione inglese del Dogme et rituel de la haute magie con il titolo Transcendental Magic. Curò edizioni di testi alchemici, come The Hermetic Museum del 1893, traduzione del Musaeum hermeticum di Francoforte, e una raccolta di scritti attribuiti a Paracelso. Scrisse inoltre di Rosacroce, di Graal e di misticismo cristiano.

Il libro della magia nera e dei patti

L'opera più importante per la storia dei grimori è The Book of Black Magic and of Pacts, pubblicato nel 1898 e ripubblicato nel 1911 con il titolo più sobrio di The Book of Ceremonial Magic. Waite vi descriveva e riassumeva i principali testi della tradizione: la Clavicola di Salomone, il Lemegeton, l'Heptameron, il Grimorium verum, il Grand Grimoire, il Grimorio di papa Onorio e altri libri francesi stampati tra Sette e Ottocento. Il volume era corredato di numerose illustrazioni tratte dalle edizioni originali, con cerchi, sigilli e frontespizi riprodotti in bianco e nero.

Il suo approccio era insieme descrittivo e giudicante. Waite confrontava le edizioni, segnalava le date false dei frontespizi, cercava di stabilire quale testo derivasse da quale e intanto non nascondeva il proprio disprezzo per le parti che considerava superstiziose o moralmente inaccettabili. Proprio questo distacco rende il libro interessante: è uno sguardo dall'interno dell'occultismo che però rifiuta molti dei suoi miti.

Il mazzo di tarocchi e la fama postuma

Il nome di Waite è oggi noto soprattutto per il mazzo di tarocchi disegnato da Pamela Colman Smith sotto la sua direzione e pubblicato dall'editore Rider di Londra nel 1909. L'anno seguente Waite ne spiegò il simbolismo in The Pictorial Key to the Tarot. Il successo del mazzo, ancora oggi tra i più diffusi al mondo, ha finito per mettere in ombra il suo lavoro di bibliografo e traduttore.

Waite morì nel 1942. Molte sue affermazioni sono state corrette dalla ricerca successiva, e il suo stile pomposo non facilita la lettura. Resta però uno dei primi autori ad aver trattato i grimori come una vera letteratura, con una storia, delle fonti e delle edizioni, aprendo la strada agli studi che nel secondo Novecento ne avrebbero fatto un oggetto di ricerca universitaria.