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Il Quarto libro della filosofia occulta: un apocrifo di Agrippa

Il Quarto libro della filosofia occulta stampato a Marburgo nel 1559 sotto il nome di Agrippa: la smentita di Weyer, i contenuti e la traduzione di Turner.

Enrico Cornelio Agrippa di Nettesheim pubblicò nel 1533 la versione completa del De occulta philosophia in tre libri, la più ampia sintesi rinascimentale sulla magia naturale, celeste e cerimoniale. Due anni dopo, nel 1535, era morto. Nel 1559, a Marburgo, comparve a stampa un Liber quartus de occulta philosophia sotto il suo nome, che si presentava come il complemento pratico dei tre libri teorici. Chi aveva conosciuto bene Agrippa capì subito che non era opera sua.

Il giudizio di Weyer

A denunciare il falso fu Johann Weyer, che era stato allievo e collaboratore di Agrippa. Nel De praestigiis daemonum, il trattato con cui criticava la persecuzione delle streghe, Weyer dichiarò che il quarto libro non era del suo maestro e lo considerò un'impostura pubblicata dopo la sua morte. La testimonianza di un discepolo diretto è stata generalmente accolta dagli storici, che considerano il testo un apocrifo.

Il motivo della falsificazione è facile da intuire. Il De occulta philosophia era celebre ma teorico: esponeva i principi della magia senza fornire un manuale. Un quarto libro che promettesse la pratica, sostenuto dal prestigio del nome di Agrippa, aveva un mercato sicuro presso i lettori desiderosi di passare dalla teoria all'operazione, e gli editori lo sapevano bene.

Il contenuto

Il Quarto libro tratta dei nomi degli spiriti buoni e cattivi e del loro rapporto con le tavole astrologiche, dei loro caratteri e sigilli, delle forme in cui apparirebbero secondo i pianeti, delle consacrazioni e dei cosiddetti libri degli spiriti. È un compendio di magia cerimoniale costruito in parte sulle tavole del De occulta philosophia, con un tono più operativo, che i lettori percepirono come rivelazione dei segreti taciuti da Agrippa.

Nelle edizioni latine delle opere di Agrippa stampate a Lione e altrove tra la fine del Cinquecento e il Seicento, il Quarto libro fu affiancato da altri testi: l'Heptameron attribuito a Pietro d'Abano, l'Isagoge sulla natura dei demoni del medico tedesco Georg Pictorius, un trattato di geomanzia e l'Arbatel. Questa compilazione formò un vero corpus della magia rituale rinascimentale, letto in tutta Europa.

La traduzione di Turner

Nel 1655 il traduttore inglese Robert Turner pubblicò a Londra Henry Cornelius Agrippa's Fourth Book of Occult Philosophy, che riuniva in inglese il quarto libro, l'Heptameron, l'Isagoge di Pictorius, una geomanzia astronomica e l'Arbatel. Il volume ebbe grande influenza sui compilatori inglesi di manoscritti magici della seconda metà del Seicento, gli stessi ambienti in cui prese forma il Lemegeton.

Questa traduzione rese disponibile in lingua volgare un corpus fino ad allora riservato a chi leggeva il latino. È un esempio tipico della stagione editoriale inglese del Seicento, quando, negli anni della guerra civile e del Commonwealth, l'allentamento della censura favorì la pubblicazione di testi astrologici, alchemici e magici in gran numero.

Il Quarto libro dimostra che anche un'attribuzione smentita da un testimone diretto può garantire secoli di successo. Weyer aveva ragione, ma il libro continuò a circolare sotto il nome di Agrippa, contribuendo a fare di lui una figura leggendaria, il prototipo del mago erudito che la letteratura europea e la leggenda popolare avrebbero evocato a lungo.