Il Manuale di negromanzia di Monaco: il codice Clm 849
Il Munich Handbook, codice Clm 849 della Bayerische Staatsbibliothek: un manuale di negromanzia del Quattrocento edito da Richard Kieckhefer nel 1997.
Nella Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera si conserva un codice latino del Quattrocento con la segnatura Clm 849. A prima vista è un manoscritto modesto, privo di miniature preziose; in realtà è uno dei documenti più importanti per la storia della magia medievale, perché offre una raccolta di pratiche di negromanzia scritta da qualcuno che le conosceva dall'interno. Gli studiosi lo chiamano Munich Handbook, il «Manuale di Monaco».
Il manoscritto e la sua edizione
Il codice fu studiato ed edito dallo storico americano Richard Kieckhefer nel volume Forbidden Rites, pubblicato nel 1997, che ne offre la trascrizione e un ampio commento. Kieckhefer lo data al Quattrocento e lo colloca in area germanica. L'inizio del manoscritto è andato perduto, e il testo comincia quindi in modo frammentario, come un quaderno di cui siano cadute le prime pagine.
La raccolta è composta da una serie di «esperimenti», termine con cui i testi magici medievali indicavano singole operazioni con uno scopo preciso. Sono scritti in latino, con qualche passaggio in tedesco, e rivelano un compilatore istruito, abituato al linguaggio della liturgia e degli esorcismi, che riutilizzava formule ecclesiastiche in un contesto del tutto diverso da quello per cui erano nate.
Tre tipi di esperimenti
Kieckhefer ha distinto tre grandi gruppi. Gli esperimenti di divinazione mirano a conoscere fatti nascosti, come l'autore di un furto o il futuro, spesso attraverso superfici riflettenti. Quelli di illusione promettono di far apparire banchetti, castelli o cavalli prodigiosi. Quelli che lo studioso chiama psicologici riguardano il controllo della volontà altrui, dall'amore al favore dei potenti, fino al tentativo di suscitare odio o follia.
Il quadro che emerge è molto lontano dall'immagine di una magia popolare e contadina. Questi testi presuppongono la conoscenza del latino, la familiarità con i riti della Chiesa e l'accesso a libri e strumenti. Per questo Kieckhefer ha parlato di un «sottobosco clericale»: un ambiente di chierici, spesso privi di un ufficio stabile, che disponevano della cultura necessaria per praticare la negromanzia.
La negromanzia nel Medioevo
Il termine negromanzia indicava in origine la divinazione per mezzo dei morti; nel Medioevo latino passò a designare in generale l'evocazione di demoni, anche per influsso della forma nigromantia, interpretata come «arte nera». I teologi la condannavano come la forma più grave di magia. I manuali come quello di Monaco mostrano però che i praticanti la intendevano spesso come esercizio di autorità sui demoni in nome di Dio.
Il codice è prezioso anche perché non è un'opera letteraria né un testo di polemica, ma un manuale d'uso, con le sue ripetizioni, le sue incoerenze e le sue aggiunte. Permette di vedere come i testi circolassero e venissero adattati, e offre paralleli con altri manoscritti europei che indicano l'esistenza di una tradizione condivisa.
Il Manuale di Monaco ha cambiato il modo in cui gli storici guardano alla magia medievale. Ha mostrato che accanto ai grandi testi attribuiti a Salomone esisteva una produzione più minuta e pratica, nata tra i chierici e trasmessa in quaderni di lavoro. Leggerlo significa entrare in un ambiente sociale preciso, quello del clero del tardo Medioevo, con le sue ambizioni e le sue trasgressioni.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio