Theurgia-Goetia: gli spiriti dei punti cardinali e Tritemio
La Theurgia-Goetia, seconda parte del Lemegeton, e il suo debito con la Steganographia di Tritemio, trattato di crittografia travestito da libro di magia.
Il secondo libro del Lemegeton porta un nome che sembra una contraddizione: Theurgia-Goetia. I due termini, che nella filosofia tardoantica designavano l'uno la magia sacra e l'altro quella vile, sono qui accostati per indicare spiriti di natura mista, descritti come in parte buoni e in parte malvagi. Il trattato li distribuisce secondo i punti della bussola, disegnando una mappa aerea del mondo governata da imperatori, re e principi invisibili.
Una geografia dell'aria
Al vertice della gerarchia stanno quattro imperatori legati ai punti cardinali: Carnesiel a oriente, Caspiel a mezzogiorno, Amenadiel a occidente e Demoriel a settentrione. Sotto di loro si dispongono numerosi principi e duchi associati alle direzioni intermedie, per un totale di trentuno spiriti principali, ciascuno con un proprio sigillo e una moltitudine di servitori. Il testo insiste sulla loro natura aerea, sul loro moto continuo e sul rapporto con le diverse regioni del cielo.
Questa organizzazione spaziale riflette un'idea antica e diffusa nella magia medievale, quella di spiriti che presiedono ai venti e alle direzioni del mondo. La forma precisa della Theurgia-Goetia, con i suoi nomi e le sue gerarchie, ha però una fonte riconoscibile e relativamente recente, che rivela il modo di lavorare dei compilatori seicenteschi.
Il debito con la Steganographia
Quella fonte è la Steganographia di Giovanni Tritemio (Johannes Trithemius, 1462-1516), abate benedettino di Sponheim e poi del monastero di San Giacomo a Würzburg, umanista ed erudito. Scritta intorno al 1499, l'opera circolò a lungo manoscritta, suscitando sospetti di negromanzia, e fu stampata a Francoforte solo nel 1606; pochi anni dopo venne posta all'Indice. Il primo libro presenta un sistema di spiriti dei punti cardinali con nomi e ranghi che coincidono in gran parte con quelli della Theurgia-Goetia.
Il punto decisivo è che la Steganographia è, almeno in buona parte, un trattato di crittografia travestito da libro di magia. Le formule rivolte agli spiriti nascondevano sistemi per cifrare messaggi segreti. Negli anni Novanta del Novecento gli studi di Thomas Ernst e di Jim Reeds hanno mostrato che anche il terzo libro, a lungo ritenuto puramente demonologico, cela testi cifrati che è stato possibile decifrare.
Dal cifrario al grimorio
Il compilatore del Lemegeton prese i nomi e le gerarchie di Tritemio e li riutilizzò come se descrivessero davvero entità da evocare, privandoli della funzione crittografica. È un caso esemplare di lettura letterale di un testo che giocava con l'ambiguità: l'abate aveva usato il linguaggio della magia per proteggere un'invenzione tecnica, e i suoi lettori successivi presero quel linguaggio alla lettera.
La Theurgia-Goetia mostra anche come le opere a stampa rientrassero nella tradizione manoscritta. Una volta copiati, adattati e accostati ad altri testi salomonici, i materiali tritemiani persero ogni riferimento al loro autore e acquistarono l'autorità del nome di Salomone, che garantiva un'antichità del tutto fittizia. Il nome dell'abate scompare, e resta soltanto il sistema degli spiriti.
Per chi studia la storia del libro, questo trattato è prezioso perché permette di seguire con precisione un passaggio di testi: da un umanista tedesco del primo Cinquecento, attraverso la stampa di Francoforte, fino ai copisti inglesi del Seicento. È uno dei rari casi in cui la genealogia di un grimorio può essere documentata con sicurezza.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio