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Il Petit Albert: segreti di magia naturale nella Francia moderna

Il Petit Albert, raccolta di segreti di magia naturale e cabalistica stampata dal primo Settecento con falsi luoghi di stampa: contenuti, censure, diffusione.

Nelle campagne francesi del Settecento e dell'Ottocento possedere un «Albert» poteva bastare a procurarsi la fama di stregone, come attestano numerosi racconti raccolti dai folkloristi. Il riferimento era al Petit Albert, titolo breve dei Secrets merveilleux de la magie naturelle et cabalistique du Petit Albert, uno dei libri popolari più venduti dell'epoca. Accanto al Grand Albert formava un piccolo canone della magia domestica, diffuso dagli ambulanti di villaggio in villaggio.

Edizioni e falsi luoghi di stampa

Le prime edizioni note risalgono all'inizio del Settecento e portano l'indicazione di Colonia e di un fantomatico editore, gli «eredi di Beringos fratres». Si trattava di una copertura: i libretti erano stampati in Francia, probabilmente a Lione, e il luogo straniero serviva a eludere i controlli e a suggerire un'origine misteriosa. Le ristampe si moltiplicarono per tutto il secolo successivo, con varianti e aggiunte.

L'autore dichiarato è un certo Albertus Parvus Lucius, «Alberto il Piccolo», nome che gioca sull'equivoco con Alberto Magno, il grande teologo e naturalista domenicano del Duecento. Il richiamo serviva a collegare il libretto alla reputazione di Alberto come esperto delle virtù nascoste della natura, una fama già sfruttata per secoli da altri testi apocrifi.

Un'enciclopedia di segreti

Il contenuto è un'antologia eterogenea. Vi si trovano talismani planetari, profumi, segreti amorosi, metodi per scoprire tesori, rimedi di medicina popolare, consigli per l'agricoltura, la pesca e la cucina. Molto materiale deriva dalla letteratura dei «segreti» del Rinascimento, i ricettari di magia naturale e di tecnica domestica che avevano avuto grande fortuna in Italia e in Europa nel Cinquecento.

La magia naturale, nella definizione di autori rinascimentali come Giovan Battista Della Porta, che pubblicò la prima edizione della sua Magia naturalis nel 1558, era lo studio delle simpatie e delle antipatie tra le cose, distinta dalla magia demoniaca. Il Petit Albert si richiama a questa tradizione, ma la mescola con elementi cabalistici e talismanici e con credenze popolari, in un insieme in cui curiosità naturalistica e superstizione convivono senza distinzione.

Sospetto, censura, diffusione

Il clero considerava il Petit Albert un libro pericoloso, e i predicatori lo indicavano come strumento del demonio. Nell'Ottocento la commissione francese incaricata di esaminare i libri del colportage, istituita nel 1852, lo annoverò tra le opere da escludere dalla vendita ambulante. Il divieto non ne fermò la diffusione, che proseguì attraverso canali clandestini e ristampe economiche.

Il libretto circolò anche oltre i confini della Francia, nelle colonie e nelle regioni francofone, dalle Antille all'Oceano Indiano, dove fu letto e riadattato in contesti culturali molto diversi. In alcune di queste aree il nome stesso di Petit Albert divenne sinonimo generico di libro di stregoneria, temuto e ricercato in egual misura.

Il Petit Albert permette di osservare dall'interno la cultura popolare di antico regime: le sue paure, i suoi desideri, la sua curiosità per i segreti della natura. È un libro nato dalla divulgazione rinascimentale e trasformato dalla stampa economica in un oggetto quasi leggendario, il cui solo possesso bastava a evocare il mondo del meraviglioso.