L'Heptameron attribuito a Pietro d'Abano: storia di un'attribuzione
L'Heptameron attribuito a Pietro d'Abano: il medico padovano e il suo processo, gli angeli dei giorni e la fortuna a stampa con le opere di Agrippa.
Pochi medici medievali hanno avuto una fama postuma ambigua come Pietro d'Abano. Nato presso Padova intorno al 1250, studiò e insegnò a Parigi e poi nello Studio padovano, dove divenne celebre come medico, filosofo e astrologo. Il suo nome finì legato a un piccolo trattato di magia rituale, l'Heptameron o Elementi magici, che circolò per secoli sotto la sua autorità, benché la critica moderna non lo ritenga opera sua.
Il medico e il Conciliator
L'opera principale di Pietro è il Conciliator differentiarum philosophorum et praecipue medicorum, in cui cercava di conciliare le opinioni dei filosofi e dei medici, con ampio ricorso alle fonti arabe e greche. Fu anche traduttore dal greco e autore di un commento ai Problemata attribuiti ad Aristotele. Il suo interesse per l'astrologia, considerata parte integrante della medicina, era pienamente coerente con il sapere universitario del tempo.
Pietro fu sottoposto a processo dall'Inquisizione con accuse legate alle sue dottrine. Morì intorno al 1316, prima della conclusione del procedimento; secondo una tradizione molto diffusa, la condanna postuma avrebbe portato al rogo della sua effigie. Nell'immaginario successivo divenne così il prototipo del sapiente mago, e a lui furono attribuite opere magiche di varia natura.
Il trattato: angeli, giorni e ore
L'Heptameron, il cui titolo significa «i sette giorni», è dedicato agli angeli che governano i giorni della settimana, le ore, le stagioni e le parti del cielo. Per ciascun giorno, associato a un pianeta secondo l'antica corrispondenza ancora visibile nei nomi dei giorni, il testo indica gli angeli preposti, i venti e gli spiriti dell'aria che li servono. Contiene anche descrizioni del cerchio magico e delle preghiere di consacrazione.
Si tratta di una sintesi compatta di materiali della magia rituale medievale, composta probabilmente nel tardo Medioevo o all'inizio dell'età moderna. Molti nomi angelici e molte strutture coincidono con quelli di altri testi salomonici, e l'Heptameron fu a sua volta una fonte importante per compilazioni successive, comprese alcune parti dei grimori del Seicento.
La fortuna a stampa
Il successo dell'Heptameron si deve soprattutto alla stampa. Fu pubblicato insieme alle opere di Cornelio Agrippa nelle edizioni latine della seconda metà del Cinquecento, accanto al Quarto libro della filosofia occulta, anch'esso apocrifo, e ad altri trattati. Questa collocazione ne fece una sorta di appendice pratica alla grande sintesi teorica di Agrippa, favorendone la lettura in tutta Europa.
Nel 1655 Robert Turner lo tradusse in inglese nel volume dedicato al Quarto libro di Agrippa. Da allora l'Heptameron fu letto, copiato e citato da generazioni di occultisti, e la sua struttura, con gli angeli dei giorni e delle ore, divenne uno dei modelli più imitati della magia cerimoniale moderna, dalle compilazioni inglesi fino ai manuali ottocenteschi.
La storia dell'Heptameron mostra il peso dei nomi nella trasmissione dei testi magici. Un medico padovano, processato per le sue idee, divenne il garante postumo di un manuale angelico che probabilmente non conobbe mai. Separare la figura storica di Pietro d'Abano dalla sua leggenda è uno dei compiti più interessanti per gli storici della scienza e della magia.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio