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Il Grand Albert: Alberto Magno e la fortuna dei suoi apocrifi

Il Grand Albert e le sue fonti, il Liber aggregationis e il De secretis mulierum: dagli apocrifi medievali di Alberto Magno ai libretti popolari francesi.

Alberto Magno, frate domenicano nato in Svevia intorno al 1200 e morto a Colonia nel 1280, fu uno dei massimi intellettuali del Medioevo: commentatore di Aristotele, maestro di Tommaso d'Aquino, autore di trattati sui minerali, sulle piante e sugli animali. Proprio la sua fama di indagatore della natura fece di lui, già poco dopo la morte, il garante di testi che non aveva scritto, raccolte di segreti e di meraviglie da cui nacque il Grand Albert.

Due apocrifi medievali

Il Grand Albert moderno si fonda soprattutto su due opere pseudo-albertine. La prima è il Liber aggregationis, noto anche come Experimenta Alberti, che descrive le presunte virtù di erbe, pietre e animali, insieme ad alcune meraviglie del mondo. La seconda è il De secretis mulierum, trattato sulla generazione, sul concepimento e sulla natura femminile, composto probabilmente tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento da un autore vicino alla cerchia albertina.

Entrambe le opere ebbero una diffusione enorme. Copiate in centinaia di manoscritti, furono tra i primi testi di scienza naturale a essere stampati: dagli anni Settanta del Quattrocento comparvero in decine di edizioni latine e poi in traduzioni nelle lingue volgari. Il De secretis mulierum, accompagnato da commenti, divenne per quasi tre secoli un riferimento per la cultura medica e popolare.

Dalla stampa dotta ai libretti popolari

Nel Settecento queste opere, tradotte e rimaneggiate, confluirono in Francia in un libretto intitolato Les admirables secrets d'Albert le Grand, noto semplicemente come Grand Albert. Le edizioni, spesso con luoghi di stampa fittizi, raccoglievano i segreti delle erbe e delle pietre, le dottrine sulla generazione, nozioni di fisiognomica e di astrologia, rimedi e curiosità, il tutto sotto l'autorità del grande domenicano.

Il passaggio è significativo. Testi nati in latino negli ambienti universitari e medici si trasformarono in letteratura di colportage per un pubblico popolare, accanto al Petit Albert, al Grand Grimoire e agli almanacchi. In questo transito persero il loro apparato scolastico e acquistarono l'aura di libri segreti, oggetto di sospetti e di leggende.

Le virtù delle pietre e delle erbe

Una parte consistente del Grand Albert è dedicata alle virtù attribuite a erbe e pietre, secondo una tradizione che risale ai lapidari antichi e medievali, come quello del vescovo Marbodo di Rennes, composto alla fine dell'XI secolo. Nella tradizione si attribuivano alle pietre poteri protettivi o morali; il libro raccoglie queste credenze senza distinguere tra osservazione e leggenda, offrendo l'immagine di una natura intessuta di forze nascoste.

Il vero Alberto aveva scritto un De mineralibus in cui discuteva le proprietà delle pietre con atteggiamento critico, distinguendo ciò che aveva potuto verificare da ciò che riportava per sentito dire. La distanza tra quel trattato e i segreti del libretto popolare misura bene il processo di semplificazione e di leggenda che accompagnò la sua fama nei secoli.

Alberto Magno fu canonizzato e proclamato dottore della Chiesa nel 1931, e oggi è venerato come patrono dei cultori delle scienze naturali. Il Grand Albert ne rappresenta l'ombra popolare: un libro che usa il suo nome per raccogliere secoli di credenze. Studiarne la storia significa seguire il percorso di un sapere dalla cattedra universitaria al banco del venditore ambulante.