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Liber Iuratus Honorii: il Libro giurato di Onorio di Tebe

Il Liber Iuratus Honorii, testo di magia rituale del tardo Medioevo: il prologo, i manoscritti della British Library, la visione di Dio e l'edizione critica.

Il prologo del Liber Iuratus Honorii racconta una storia drammatica. Il papa e i cardinali, istigati dal demonio, avrebbero deciso di distruggere i maghi e i loro libri; i maestri dell'arte si sarebbero allora riuniti in un grande consiglio, scegliendo Onorio, figlio di Euclide e maestro di Tebe, per raccogliere il loro sapere in un solo volume. Da qui il nome di «Libro giurato»: chi lo riceveva doveva giurare di custodirlo e di trasmetterlo solo a persone ritenute degne.

Datazione e manoscritti

Il testo è stato collocato tra la metà del Duecento e i primi decenni del Trecento, e la data esatta di composizione resta discussa. Alcuni studiosi hanno messo in relazione il prologo con il clima del primo Trecento, quando papa Giovanni XXII, con la bolla Super illius specula emanata intorno al 1326, assimilò la pratica della magia all'eresia. Il racconto della persecuzione, in ogni caso, riflette un'epoca di crescente repressione.

I manoscritti principali sono conservati alla British Library: gli Sloane 3854 e 313, in latino, e il Royal 17 A XLII, una traduzione inglese del Cinquecento. Lo studioso svedese Gösta Hedegård ne ha pubblicato nel 2002 un'edizione critica del testo latino, che ha reso possibile uno studio sistematico dell'opera. Esistono inoltre versioni parziali e rielaborazioni in altri manoscritti europei.

La visione di Dio

Lo scopo più alto dichiarato dal Libro giurato è sorprendente: ottenere in vita la visione beatifica di Dio, che la teologia riservava ai beati dopo la morte. Il testo dedica a questo obiettivo un lungo percorso di preghiere, confessioni, digiuni e invocazioni dei nomi divini, presentato come un cammino di purificazione. Solo in seguito tratta di argomenti più consueti nella magia rituale, come la conoscenza degli spiriti dei pianeti e dell'aria.

Questa combinazione di ambizioni mistiche e di tecniche magiche rende il Liber Iuratus un documento prezioso della cultura religiosa del tardo Medioevo. Il testo riprende ampie sezioni di preghiere dall'Ars Notoria e mostra legami con altre opere di magia salomonica, inserendosi in una rete di testi che circolavano tra chierici istruiti, capaci di leggere il latino e di maneggiare il linguaggio della liturgia.

Onorio e i suoi omonimi

Onorio di Tebe non va confuso con papa Onorio III, a cui è attribuito un altro testo, il Grimorio di papa Onorio, comparso a stampa molto più tardi, tra Seicento e Settecento, con date fittizie. I due libri non hanno rapporti di contenuto, ma la somiglianza del nome ha generato per secoli confusioni tra lettori e bibliografi.

Al nome di Onorio è legato anche un alfabeto magico, il cosiddetto alfabeto tebano, che compare a stampa nella Polygraphia di Tritemio del 1518 e poi nel De occulta philosophia di Agrippa, dove è attribuito appunto a Onorio di Tebe. Anche questa attribuzione mostra la forza del personaggio come autorità della magia medievale, ben oltre i confini del suo libro.

Il Libro giurato è oggi considerato uno dei testi chiave per comprendere la magia rituale medievale. La sua storia racconta un'epoca in cui la Chiesa reprimeva la magia come eresia e in cui, d'altra parte, alcuni chierici cercavano nelle preghiere e nei nomi divini una via straordinaria verso Dio, sfidando i limiti che la teologia aveva fissato.