Il Sesto e Settimo libro di Mosè: da Stoccarda al mondo
Il Sesto e Settimo libro di Mosè: dai manoscritti magici tedeschi all'edizione di Johann Scheible del 1849 e alla diffusione in America, Caraibi e Africa.
La tradizione attribuisce a Mosè i cinque libri della Torah, il Pentateuco. L'idea che il profeta avesse scritto altri libri, segreti, è antica: già tra i papiri magici greci dell'Egitto romano compare un «ottavo libro di Mosè», e la figura di Mosè come mago, vincitore dei sapienti del faraone, attraversa la tradizione ebraica, cristiana e pagana. Su questo sfondo nasce, in età moderna, uno dei grimori più diffusi al mondo: il Sesto e Settimo libro di Mosè.
Un'origine tedesca
Il testo appartiene alla tradizione magica tedesca e circolava in manoscritti nel Settecento, con contenuti variabili. Si presentava come traduzione di antichi documenti ebraici, ricca di nomi divini, di sigilli e di tavole attribuiti a Mosè, talvolta con date fittizie. Come per altri grimori, l'antichità rivendicata non ha fondamento: si tratta di una compilazione moderna basata su materiali cabalistici e salomonici rielaborati.
La svolta avvenne nel 1849, quando l'editore e libraio di Stoccarda Johann Scheible incluse il testo in Das Kloster, una vasta antologia in più volumi di letteratura popolare, magica e curiosa pubblicata tra il 1845 e il 1849. La stampa di Scheible fissò una versione di riferimento e ne permise una diffusione che nessun manoscritto avrebbe potuto garantire, aprendo la strada a ristampe e traduzioni.
Contenuto e struttura
Le edizioni contengono una serie di sigilli circolari e di tavole, accompagnati da nomi angelici e divini in caratteri pseudo-ebraici, che il testo collega a finalità diverse, dalla protezione alla ricchezza. Una parte importante è dedicata all'uso magico dei salmi e dei nomi di Dio, in particolare dello Shem ha-Mephorash, il «nome esplicito» della tradizione ebraica. Molti di questi materiali derivano da fonti cabalistiche cristiane del Rinascimento.
Gli studiosi della cultura ebraica hanno sottolineato che il libro non ha alcun legame autentico con la tradizione rabbinica: l'ebraico è spesso deformato, e la cornice mosaica è un espediente per conferire autorità. Questo non toglie interesse al testo, che è anzi un esempio istruttivo di come l'immaginario europeo abbia costruito un'«ebraicità» magica di fantasia, spesso intrecciata con pregiudizi.
Una diffusione globale
Intorno al 1880 apparve a New York una traduzione inglese, seguita da numerose ristampe. Il libro si diffuse così negli Stati Uniti, dove entrò nella pratica del hoodoo afroamericano e nelle comunità di origine tedesca della Pennsylvania. Attraverso i circuiti commerciali e la vendita per corrispondenza raggiunse poi i Caraibi e l'Africa occidentale, diventando un oggetto di grande prestigio e di altrettanto timore.
In Giamaica la sua importazione fu vietata dalle autorità coloniali, che lo associavano alle pratiche dell'obeah. In Ghana, in Nigeria e in altri paesi dell'Africa occidentale il libro ha avuto un ruolo nella cultura religiosa popolare del Novecento, ricercato da alcuni e condannato con forza dalle chiese cristiane e dai predicatori itineranti.
La storia del Sesto e Settimo libro di Mosè è quella di un libro locale diventato globale. Nato tra i manoscritti magici tedeschi, fissato dalla stampa di Stoccarda e rilanciato dall'editoria americana, ha attraversato continenti e culture, adattandosi a contesti religiosi molto diversi. Per gli storici è un caso esemplare del potere della stampa nella trasmissione delle tradizioni magiche.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio