Le tavolette di defixio: maledizioni incise nel piombo
Storia delle tavolette di defixio greche e latine: da Selinunte e Atene alle tavolette di Bath, le raccolte di Wünsch e Audollent, Germanico in Tacito.
Sottili lamine di piombo, incise con uno stilo, arrotolate, a volte trafitte da un chiodo e deposte in una tomba o in un pozzo: così si presentano le tavolette di defixio, uno dei documenti più diretti della magia antica. I Greci le chiamavano katadesmoi, «legature»; i Romani defixiones, dal verbo defigere, «inchiodare, fissare». Ne sono state ritrovate oltre un migliaio in tutto il mondo mediterraneo, dalla Sicilia alla Britannia.
Le origini greche
Le testimonianze più antiche risalgono al VI e al V secolo a.C. e provengono dalla Sicilia greca, in particolare da Selinunte, e dall'Attica. I primi testi sono molto semplici: spesso contengono soltanto il nome della persona da «legare», talvolta accompagnato da un verbo. Col tempo le formule si allungano e chiamano in causa divinità infere come Hermes sotterraneo, Persefone ed Ecate.
Anche le fonti letterarie conoscono la pratica. Platone, nella Repubblica e nelle Leggi, menziona indovini e sacerdoti itineranti che offrivano di danneggiare un nemico con legature e incantesimi, e propone di punire chi se ne serviva. Il fatto che un filosofo ne parlasse come di un fenomeno sociale diffuso mostra quanto fosse radicata nella vita quotidiana delle città greche.
I motivi delle maledizioni
Le tavolette nascono quasi sempre da situazioni di conflitto. Molte riguardano processi: chi le scriveva chiedeva che l'avversario perdesse la parola o la memoria davanti ai giudici. Altre riguardano rivalità commerciali, amori contrastati, competizioni sportive. Nell'età imperiale sono numerose quelle contro aurighi e cavalli delle corse nel circo, trovate soprattutto in Nord Africa, a Cartagine e ad Adrumeto.
In Britannia, nel santuario delle acque calde di Bath, l'antica Aquae Sulis, sono state recuperate circa centotrenta tavolette, pubblicate da Roger Tomlin nel 1988. Gran parte di esse riguarda furti: il derubato affidava alla dea Sulis Minerva l'oggetto sottratto, un mantello, un anello, alcune monete, e le chiedeva di punire il ladro. Sono documenti preziosi anche per conoscere il latino parlato nelle province.
Raccolte, studi e un caso celebre
Lo studio scientifico delle defixiones cominciò alla fine dell'Ottocento. Richard Wünsch pubblicò nel 1897 le tavolette dell'Attica, e Auguste Audollent nel 1904 una grande raccolta intitolata Defixionum tabellae, che riuniva i testi greci e latini allora conosciuti. Da allora nuove scoperte, in Grecia, in Italia, in Spagna e in Germania, hanno ampliato enormemente il corpus.
Le maledizioni compaiono anche nella grande storia. Tacito, negli Annali, racconta che durante la malattia di Germanico, morto ad Antiochia nel 19 d.C., furono trovati nella sua casa resti umani, formule e tavolette di piombo con il suo nome inciso. L'episodio, riferito come sospetto di malefici, alimentò le accuse contro il governatore Pisone e mostra quanto la paura della defixio toccasse anche le élite romane.
Oggi le tavolette di defixio sono studiate da epigrafisti, storici sociali e linguisti. Rivelano un lato della vita antica che la letteratura ufficiale tende a nascondere: la rabbia, la gelosia, la paura di perdere una causa o un bene. Il piombo, metallo freddo e pesante associato al mondo dei morti, ha conservato fino a noi le parole di uomini e donne che altrimenti non avrebbero lasciato traccia.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio