I Papiri Magici Greci: storia di una raccolta dall'Egitto romano
Cosa sono i Papiri Magici Greci (PGM): origine nell'Egitto greco-romano, datazione, contenuti e la grande edizione di Karl Preisendanz del 1928-1931.
Con la sigla PGM, dal latino Papyri Graecae Magicae, gli studiosi indicano un insieme di testi magici scritti in greco su papiro nell'Egitto dominato prima dai Tolomei e poi da Roma. I documenti più antichi risalgono al II secolo a.C., ma la gran parte si colloca tra il III e il V secolo d.C. Non si tratta di un libro unico: sono rotoli, codici e fogli sciolti, a volte lunghissimi, a volte ridotti a pochi righi, che conservano invocazioni, inni, amuleti e prescrizioni rituali.
Un mondo di culture mescolate
La caratteristica più evidente dei papiri è la loro varietà religiosa. Accanto agli dèi greci, come Apollo, Hermes ed Ecate, compaiono divinità egizie come Thot, Osiride, Iside e Seth, nomi presi dalla tradizione ebraica come Iao, Sabaoth e Adonai, e figure angeliche. Questa mescolanza riflette la società di Alessandria e delle città dell'Egitto romano, dove sacerdoti, scribi e intellettuali di lingua greca vivevano a contatto con i templi indigeni.
I testi contengono anche le cosiddette voces magicae, lunghe sequenze di sillabe senza senso apparente, e i charaktêres, segni grafici che non appartengono a nessun alfabeto. Ricorrono parole celebri come Abrasax e le formule palindrome. Per gli antichi questi elementi avevano valore proprio perché incomprensibili: erano considerati la lingua segreta con cui ci si rivolgeva alle potenze divine.
Dalla scoperta alle edizioni
Molti papiri arrivarono in Europa nel corso dell'Ottocento attraverso il commercio antiquario, soprattutto grazie alle vendite del diplomatico Giovanni Anastasi. Finirono a Leida, Londra, Parigi, Berlino e in altre collezioni. I primi studiosi a pubblicarli furono, tra gli altri, Conrad Leemans per i papiri di Leida e Carl Wessely, che nel 1888 diede alle stampe i grandi papiri di Parigi e di Londra.
L'opera fondamentale resta quella del filologo tedesco Karl Preisendanz, i cui due volumi uscirono a Lipsia nel 1928 e nel 1931. Il terzo volume, con gli indici, andò distrutto durante la Seconda guerra mondiale, quando furono colpiti gli impianti tipografici. Una seconda edizione riveduta, curata da Albert Henrichs, apparve negli anni Settanta. Nel 1986 Hans Dieter Betz coordinò una traduzione inglese che includeva anche i papiri demotici.
Perché contano per lo storico
I PGM sono una delle poche fonti in cui la magia antica parla in prima persona, senza il filtro di autori ostili che la condannavano. Mostrano come lavoravano gli specialisti del rito, quali dèi invocavano, quali problemi quotidiani affrontavano: amore, salute, affari, protezione dai demoni, conoscenza del futuro. Rivelano anche la stretta parentela tra magia, religione dei templi e filosofia dell'epoca.
Va ricordato che la raccolta moderna è in parte artificiale. Sotto l'etichetta PGM sono stati riuniti testi di epoche, mani e funzioni molto diverse: manuali professionali di molte pagine accanto a singoli amuleti scritti per una persona precisa. Gli studiosi più recenti insistono perciò sulla necessità di leggere ogni papiro nel suo contesto materiale, anziché come capitolo di un unico libro.
Oggi i papiri magici sono letti da filologi, storici delle religioni ed egittologi come testimonianze di una cultura viva e plurilingue. La numerazione introdotta da Preisendanz, con numeri romani come PGM IV o PGM XIII, è ancora quella usata in tutto il mondo. Chi incontra queste sigle nelle note di un libro sa che dietro ciascuna c'è un manoscritto preciso, con una storia di scoperta, di vendita e di studio.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio