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Le coppe magiche aramaiche della Mesopotamia sasanide

Storia delle coppe magiche aramaiche: ciotole iscritte a spirale della Mesopotamia sasanide, gli scavi di Nippur, Montgomery 1913, Lilith e i demoni.

Nella Mesopotamia del periodo sasanide, tra il V e il VII secolo d.C., si diffuse un oggetto magico di forma insolita: una semplice ciotola di terracotta, scritta all'interno con un testo che si avvolge a spirale dal bordo verso il centro. Gli studiosi le chiamano coppe magiche aramaiche, o coppe di incantesimo. Ne sono note diverse migliaia, e costituiscono la principale testimonianza della magia quotidiana nella regione alla vigilia della conquista araba.

Le scoperte di Nippur

Le prime coppe ad attirare l'attenzione degli studiosi furono quelle trovate negli scavi dell'Università della Pennsylvania a Nippur, nell'attuale Iraq, alla fine dell'Ottocento. Nel 1913 James Alan Montgomery pubblicò una scelta di questi testi nel volume Aramaic Incantation Texts from Nippur, che rimase a lungo l'opera di riferimento. Le coppe erano state trovate in contesti abitativi, spesso capovolte sotto il pavimento delle case.

Negli ultimi decenni il numero delle coppe conosciute è cresciuto enormemente, ma molti esemplari sono arrivati sul mercato antiquario senza dati di scavo. Questo ha posto agli studiosi problemi di metodo e di etica, perché la perdita del contesto archeologico impedisce di sapere dove e come gli oggetti fossero usati. Gli esemplari scavati regolarmente restano perciò i più preziosi per la ricerca.

Lingue, scritture e comunità

Le coppe sono scritte in diverse varietà di aramaico. La maggior parte usa l'aramaico giudaico babilonese, la lingua del Talmud di Babilonia; altre sono in siriaco o in mandaico, la lingua religiosa della comunità mandea. Alcune sono in medio persiano, e non mancano esemplari con scritture imitate da scribi che non sapevano leggere, segno di una produzione molto richiesta.

I nomi dei clienti indicano che le coppe non erano riservate a una sola religione. Accanto a nomi ebraici compaiono nomi persiani, cristiani e mandei, spesso nella stessa famiglia. Gli scribi, che potevano appartenere a una comunità diversa da quella dei clienti, usavano formule comuni e adattavano i riferimenti religiosi. Le coppe mostrano così una società plurale, in cui la protezione dai demoni era un bisogno condiviso.

Demoni, Lilith e lettere di divorzio

Lo scopo dichiarato delle coppe era proteggere la casa e i suoi abitanti da demoni, malattie, malocchio e spiriti notturni. Tra le figure più temute vi erano le lilit, demoni femminili associati alla figura di Lilith, ritenute pericolose per le partorienti e i neonati. Molte coppe contengono anche disegni di demoni legati o incatenati, tracciati al centro della spirale.

Un tratto caratteristico di alcuni testi è l'uso del linguaggio giuridico. Le coppe presentano l'allontanamento dei demoni come un atto di divorzio, simile al documento con cui un marito ripudiava la moglie secondo la legge ebraica. Ricorre il nome di Yehoshua bar Perahya, un saggio di epoca antica che la tradizione presentava come autore di un divorzio imposto ai demoni.

Le coppe magiche aramaiche ci permettono di entrare nelle case della Mesopotamia tardoantica e di vedere le paure e le speranze di famiglie comuni. Sono testimonianze vicine nel tempo e nello spazio alla redazione del Talmud babilonese e alla cultura religiosa dell'Iran sasanide. Il loro studio, ancora in pieno sviluppo, continua a rivelare nomi, formule e figure dimenticate.