Maqlû, il «Bruciamento»: la grande serie babilonese contro la stregoneria
Storia della serie Maqlû, rituale mesopotamico contro la stregoneria: le tavolette di Ninive e Assur, l'edizione di Tallqvist del 1895 e gli studi moderni.
Nella letteratura religiosa della Mesopotamia antica, una delle opere più lunghe e più studiate porta un titolo eloquente: Maqlû, che in accadico significa «bruciamento». È una serie di tavolette d'argilla che contiene le incantazioni e le istruzioni di una grande cerimonia contro la stregoneria. Il suo nome deriva dal gesto centrale del rito, la distruzione col fuoco di figurine che rappresentavano lo stregone o la strega accusati di aver causato il male.
Le tavolette e la loro provenienza
La serie comprende otto tavolette di incantazioni e una nona tavoletta, detta rituale, che indica in quale momento recitare ciascun testo e quali azioni compiere. La maggior parte delle copie risale al I millennio a.C. e proviene da biblioteche e archivi di città assire e babilonesi: Ninive, dove molte furono trovate nei resti della biblioteca di Assurbanipal, Assur, Nimrud, Sultantepe e alcuni siti della Babilonia.
La composizione è probabilmente anteriore alle copie. Gli studiosi ritengono che la serie si sia formata nel corso del tempo, raccogliendo incantazioni più antiche e organizzandole in una sequenza canonica. Questa standardizzazione è tipica della cultura degli esperti di rituale mesopotamici, chiamati āšipu, che custodivano e copiavano i testi del loro mestiere. Le copie mostrano varianti locali, ma lo schema generale resta stabile.
Che cosa racconta il rito
Il quadro di fondo è giudiziario. Il paziente, convinto di essere vittima di un maleficio, si presenta davanti agli dèi, in particolare al dio del fuoco Girra e al dio del sole Šamaš, giudice divino, e chiede che lo stregone sia condannato. Le incantazioni descrivono i malefici subiti, invocano la protezione divina e annunciano la sconfitta di chi li ha provocati.
Secondo molti studiosi, la cerimonia si svolgeva in una sola notte e nella mattina successiva, alla fine del mese di Abu, in piena estate, un periodo in cui la tradizione mesopotamica collocava il passaggio dei morti e degli spiriti. Il rito accompagnava il paziente dal buio alla luce, dal disordine causato dalla stregoneria al ristabilimento dell'ordine divino.
Edizioni e studi
La prima edizione moderna della serie fu pubblicata nel 1895 dall'assiriologo finlandese Knut Tallqvist. Nel 1937 Gerhard Meier ne curò una nuova edizione, aggiornata con i testi scoperti nel frattempo. Nei decenni successivi l'assiriologo Tzvi Abusch ha dedicato a Maqlû studi fondamentali, culminati in un'edizione critica che ricostruisce la storia della composizione e il funzionamento della cerimonia.
Maqlû non va confusa con un'altra serie mesopotamica dal nome simile, Šurpu, anch'essa traducibile con «bruciamento», che riguarda però la liberazione da colpe e trasgressioni commesse dal paziente stesso. Le due opere mostrano due modi diversi di spiegare la sventura: come effetto di un'aggressione esterna, nel caso di Maqlû, o come conseguenza di una colpa propria, nel caso di Šurpu.
Studiata come documento storico, la serie Maqlû offre una finestra eccezionale sulle paure di una civiltà antica e sul modo in cui le istituzioni religiose rispondevano all'accusa di stregoneria. È anche una testimonianza della raffinatezza letteraria degli scribi mesopotamici, che costruirono un'opera unitaria e solenne a partire da formule nate in tempi e luoghi diversi.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio