Ars Goetia: storia del catalogo dei settantadue spiriti
L'Ars Goetia, prima parte del Lemegeton: dalla Pseudomonarchia daemonum di Weyer (1577) a Reginald Scot fino all'edizione di Mathers e Crowley del 1904.
La parola greca goeteia indicava nell'antichità una magia di basso rango, spesso associata all'inganno e al mondo dei morti, che i filosofi neoplatonici contrapponevano alla teurgia, la pratica religiosa rivolta agli dèi. Nel Seicento inglese il termine diede il nome alla prima e più celebre parte del Lemegeton, l'Ars Goetia: un elenco di settantadue spiriti, ciascuno con un rango, un sigillo e una descrizione del suo aspetto e delle sue presunte competenze.
Il vaso di bronzo e i nomi degli spiriti
Il testo inserisce il catalogo in una cornice leggendaria. Secondo la tradizione riportata nella Goetia, Salomone avrebbe rinchiuso gli spiriti in un vaso di bronzo e li avrebbe gettati in un lago presso Babilonia; i Babilonesi, credendo di trovarvi un tesoro, avrebbero spezzato il vaso, liberandoli. Il racconto riprende motivi della leggenda salomonica attestata già nel Testamento di Salomone e diffusa in molte varianti nel mondo ebraico, cristiano e islamico.
I nomi degli spiriti rivelano un'origine composita. Alcuni sono divinità antiche degradate a demoni, come Bael, che richiama il Baal cananeo, o Astaroth, eco della dea Astarte; Asmoday deriva dall'Asmodeo del libro di Tobia. Altri sembrano storpiature di nomi ebraici o latini, altri ancora non hanno etimologia riconoscibile. Ogni spirito è inserito in una gerarchia feudale di re, duchi, principi, marchesi, conti e cavalieri, che riflette l'immaginario politico del tardo Medioevo europeo.
La fonte: Weyer e la Pseudomonarchia
Il nucleo del catalogo non è inglese. Nel 1577 il medico Johann Weyer, allievo di Cornelio Agrippa e noto per aver criticato i processi alle streghe nel De praestigiis daemonum, pubblicò in appendice a quell'opera la Pseudomonarchia daemonum, un elenco di sessantanove demoni ricavato da un manoscritto in suo possesso. Weyer lo stampò per mostrarne l'assurdità, presentandolo come esempio delle fantasie dei negromanti.
Paradossalmente, la pubblicazione garantì al catalogo un'enorme diffusione. Nel 1584 Reginald Scot ne inserì una traduzione inglese nella Discoverie of Witchcraft, anch'essa un'opera scettica, e da lì la lista passò nei manoscritti inglesi. La Goetia del Seicento ne riprende in larga parte ordine e descrizioni, aggiunge alcuni spiriti fino al numero simbolico di settantadue e introduce i sigilli grafici che nella Pseudomonarchia mancavano.
Edizioni e immagini moderne
Alla fine dell'Ottocento Mathers preparò una traduzione della Goetia sulla base dei manoscritti Sloane. Il testo fu pubblicato nel 1904 da Aleister Crowley, dopo la rottura tra i due, con il titolo The Book of the Goetia of Solomon the King, accompagnato da note di Crowley e da un'invocazione preliminare tratta da un papiro magico greco-egizio. Quell'edizione, ristampata innumerevoli volte, ha fissato per tutto il Novecento l'immagine popolare del grimorio.
Negli stessi decenni i demoni goetici entrarono nell'immaginario visivo grazie a opere illustrate come il Dictionnaire infernal di Jacques Collin de Plancy, la cui edizione del 1863 offriva ritratti incisi di molti spiriti del catalogo. Quelle immagini, nate in un contesto di curiosità romantica e di erudizione popolare, sono state riprodotte in tante pubblicazioni moderne, al punto che molti lettori le credono parte del grimorio originale.
Gli storici leggono oggi la Goetia come un documento della demonologia europea: un catalogo che nasce nei manoscritti tardomedievali, viene stampato per essere deriso, tradotto da uno scettico e infine riordinato da copisti inglesi. La sua storia mostra quanto le polemiche contro la magia abbiano contribuito, involontariamente, a farne conoscere i testi.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio