Il Grand Grimoire e il Dragon Rouge: un best seller da colportage
Il Grand Grimoire, noto anche come Dragon Rouge: date false, editori fantasma, la figura di Lucifuge Rofocale e la diffusione tramite la Bibliothèque bleue.
Tra i libri di magia francesi, nessuno ha avuto una reputazione più sinistra del Grand Grimoire, noto in molte edizioni anche come Dragon Rouge, il «Drago rosso». Il frontespizio lo presentava come opera antica, curata da un certo Antonio Venitiana del Rabina e tratta dagli scritti di Salomone. In realtà si tratta di un libretto molto più recente, nato nel mondo dell'editoria popolare e diffuso dai venditori ambulanti nelle campagne.
Date false ed editori fantasma
Le edizioni del Grand Grimoire e del Dragon Rouge recano spesso date del primo Cinquecento, come il 1521 o il 1522, del tutto inverosimili. Gli studiosi ritengono che il testo sia stato composto probabilmente nel Settecento e stampato soprattutto nell'Ottocento, in un'epoca in cui date antiche e luoghi esotici servivano a conferire prestigio e mistero a libri economici. Anche il nome del curatore, di sapore italiano, sembra un'invenzione.
Questi libretti appartenevano al vasto mondo della Bibliothèque bleue, i volumetti stampati su carta povera, spesso con copertine azzurrine, che i colporteurs portavano di villaggio in villaggio insieme ad almanacchi, vite di santi e romanzi cavallereschi. Troyes fu per lungo tempo uno dei principali centri di produzione di questa letteratura popolare, poi imitata da stampatori di molte altre città di provincia.
Il patto e Lucifuge Rofocale
Il contenuto ruota intorno a una gerarchia infernale guidata da Lucifero, Belzebù e Astaroth, sotto i quali opera un «primo ministro» chiamato Lucifuge Rofocale, figura legata proprio a questi testi. Il libro racconta un patto con questo spirito per ottenere ricchezze e tesori nascosti, tema che riflette le fantasie di arricchimento improvviso diffuse nelle società rurali dell'epoca, dove la caccia ai tesori sepolti era un'ossessione ricorrente.
Accanto a questa sezione principale, le edizioni raccolgono materiali eterogenei: segreti attribuiti alla tradizione salomonica, formule per vincere al gioco, rimedi popolari, preghiere. Il libro è insomma un'antologia commerciale, costruita per soddisfare un pubblico curioso più che per trasmettere una dottrina coerente. Il suo successo si misura dalle ristampe e dalle versioni, anche italiane, che si moltiplicarono nel corso dell'Ottocento.
Reputazione e ricezione
La fama del Grand Grimoire crebbe proprio grazie alla sua cattiva reputazione. Il clero lo indicava come il libro del diavolo per eccellenza, e sotto il Secondo Impero la commissione di controllo sul colportage, istituita nel 1852, cercò di limitare la circolazione di questo genere di opuscoli. Nel folklore di alcune regioni francesi circolavano racconti su libri di magia impossibili da distruggere o da cedere, spesso identificati con questi volumi.
Gli occultisti colti dell'Ottocento lo guardarono con disprezzo. Arthur Edward Waite, nel suo Book of Black Magic and of Pacts del 1898, lo descrisse come uno dei testi più rozzi della tradizione, pur dedicandogli ampio spazio. Questo atteggiamento rifletteva la volontà degli esoteristi di distinguere la loro «alta magia» dalla magia popolare dei libretti da fiera.
Per lo storico del libro il Grand Grimoire è un documento eccezionale della cultura di massa prima della modernità industriale. Mostra come i temi della magia dotta, Salomone, gli spiriti, i patti, venissero semplificati, drammatizzati e venduti a un pubblico nuovo. È il grimorio come merce, non più custodito in biblioteche private ma acquistato da un venditore ambulante.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio