Arbatel de magia veterum: il libro stampato a Basilea nel 1575
L'Arbatel de magia veterum, stampato anonimo a Basilea nel 1575: i quarantanove aforismi, i sette spiriti olimpici, l'ambiente paracelsiano e la fortuna.
Nel 1575 uscì a Basilea un piccolo libro in latino intitolato Arbatel de magia veterum, «Arbatel, sulla magia degli antichi». Non portava il nome dell'autore e si presentava come il primo di nove tomi, l'unico di cui si conosca il testo. Breve, aforistico, intriso di religiosità cristiana, l'Arbatel è lontanissimo dai cataloghi demoniaci e dai libretti da fiera: parla di magia come sapienza donata da Dio e come servizio al prossimo.
Struttura e contenuto
Il libro annuncia un piano in nove parti, ma solo la prima, intitolata Isagoge, cioè «introduzione», è stata stampata. Essa contiene quarantanove aforismi raggruppati in sette settenari, una struttura numerica che riflette la simbologia del sette, cara a tutta la tradizione esoterica. Gli aforismi trattano dei doveri del mago, del rapporto con Dio, della distinzione tra sapienza vera e falsa e della natura degli spiriti.
La sezione più celebre è dedicata agli spiriti olimpici, sette intelligenze associate ai pianeti della tradizione antica e chiamate Aratron, Bethor, Phaleg, Och, Hagith, Ophiel e Phul. Il testo attribuisce loro il governo delle province dell'universo e un dominio ciclico sulla storia umana, in periodi di quattrocentonovanta anni ciascuno, secondo una concezione che unisce astrologia e teologia della storia.
L'ambiente di origine
L'autore resta ignoto. Lo stile, il lessico e alcune dottrine rimandano all'ambiente paracelsiano e ai circoli religiosi non conformisti attivi a Basilea nella seconda metà del Cinquecento. La città svizzera, grazie alle sue tipografie e a una relativa tolleranza, era un crocevia di umanisti, medici e dissidenti, e la stampa del volume è generalmente attribuita ai torchi del lucchese Pietro Perna, editore di molte opere di Paracelso.
L'Arbatel rifiuta esplicitamente la magia demoniaca e insiste sulla preghiera, sull'umiltà e sulla carità. Si colloca al confine tra magia e spiritualità, e per questo piacque a lettori di orientamento diverso, dai mistici luterani agli ambienti che, all'inizio del Seicento, avrebbero dato vita ai manifesti rosacrociani, pubblicati in Germania tra il 1614 e il 1616.
Fortuna ed edizioni
Il libro ebbe un'eco rapida e duratura. Fu incluso nelle raccolte di opere magiche associate a Cornelio Agrippa pubblicate a cavallo tra Cinquecento e Seicento, e nel 1655 Robert Turner ne diede a Londra una traduzione inglese, insieme al Quarto libro pseudo-agrippiano e all'Heptameron. Fu letto e annotato da teosofi tedeschi, e i nomi degli spiriti olimpici passarono in numerosi manoscritti successivi.
Non tutti lo accolsero con favore: per i teologi più severi, il tono devoto non bastava a rendere lecito un libro che parlava di spiriti e di poteri nascosti. Nell'Ottocento e nel Novecento l'Arbatel fu riscoperto dagli occultisti, che ne apprezzarono la sobrietà rispetto ai grimori più truculenti e ne ripresero gli spiriti olimpici nei loro sistemi di corrispondenze.
L'Arbatel occupa un posto singolare nella storia dei grimori. È uno dei pochi testi di magia rituale nati direttamente per la stampa, in una città di tipografi e umanisti, e uno dei pochi che presenti la magia come un percorso morale prima che tecnico. La sua brevità e il suo enigmatico progetto incompiuto continuano a sollecitare la curiosità degli storici.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio