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Il Libro della sacra magia di Abramelin: storia di un manoscritto

Il Libro della sacra magia di Abramelin: i manoscritti tedeschi, la stampa del 1725, la versione francese tradotta da Mathers nel 1898, il problema dell'autore.

Il racconto si apre come un romanzo di viaggio. Un ebreo di Worms di nome Abraham scrive al figlio Lamech, nel 1458 secondo la datazione interna del testo, per trasmettergli il sapere appreso in lunghi viaggi tra Europa, Egitto e Terra Santa, e soprattutto da un maestro egiziano chiamato Abramelin. È l'impianto del Libro della sacra magia di Abramelin il mago, uno dei grimori più celebri dell'età moderna, la cui storia reale è però piena di interrogativi.

Manoscritti e versioni

I testimoni più antichi sono manoscritti in lingua tedesca, il più antico dei quali, conservato a Wolfenbüttel, risale agli inizi del Seicento. Nel 1725 apparve a stampa una versione tedesca con l'indicazione di Colonia e del tipografo Peter Hammer, nome fittizio usato da molti editori per pubblicazioni controverse. Non è noto alcun manoscritto quattrocentesco, e la data del 1458 resta un'affermazione del testo stesso.

Esiste inoltre una versione francese conservata alla Bibliothèque de l'Arsenal di Parigi, databile al Settecento. Fu questa la base della traduzione inglese di Samuel Liddell MacGregor Mathers, pubblicata a Londra nel 1898 con il titolo The Book of the Sacred Magic of Abramelin the Mage. La versione francese, rispetto a quelle tedesche, è più breve e presenta differenze significative nella struttura e nei dettagli.

Struttura e contenuto

Nell'edizione di Mathers l'opera si articola in tre libri. Il primo è autobiografico e racconta i viaggi di Abraham, i maestri incontrati, gli inganni dei falsi sapienti e i prodigi a cui avrebbe assistito. Il secondo descrive un lungo periodo di ritiro e di purificazione, la cui durata varia secondo le versioni, rivolto alla conoscenza e alla conversazione con il proprio angelo custode. Il terzo raccoglie numerosi quadrati magici composti di lettere.

La concezione è singolare: solo dopo aver ottenuto il contatto con l'angelo il praticante sarebbe stato in grado, secondo il testo, di comandare gli spiriti inferiori. L'opera pone dunque la dimensione spirituale e morale al centro e la presenta come condizione di ogni potere. Questa combinazione di ascesi religiosa e di magia contribuì alla sua fortuna presso gli occultisti tra Ottocento e Novecento.

Il problema dell'autore

Chi fosse Abraham di Worms è una questione aperta. All'inizio del Duemila Georg Dehn, curatore di un'edizione basata sui manoscritti tedeschi, ha proposto di identificarlo con il rabbino Jacob ben Moses Levi Moelin, noto come Maharil, autorità talmudica di Magonza e di Worms morta nel 1427. L'ipotesi è stata accolta con molte riserve: diversi studiosi ritengono che il testo sia opera di un autore cristiano che ha costruito una cornice ebraica fittizia.

Il motivo dell'ebreo sapiente che trasmette segreti è ricorrente nella letteratura magica europea, dove la cabala e la lingua ebraica godevano di un enorme prestigio. Alcuni elementi del testo, come i quadrati di lettere, mostrano una conoscenza dell'ebraico che riceve valutazioni contrastanti, e la questione dell'autore resta legata a quella, altrettanto discussa, della lingua originale.

L'influenza moderna dell'Abramelin è legata soprattutto alla Golden Dawn e ad Aleister Crowley, che nel 1899 acquistò Boleskine House, sulle rive del Loch Ness, con l'intenzione di dedicarsi all'operazione descritta nel libro. Per lo storico, però, l'interesse principale resta il testo stesso: un'opera che mescola autobiografia, devozione e magia, e la cui genealogia manoscritta è ancora in parte da chiarire.