L'Enchiridion di papa Leone: preghiere, leggenda e stampa popolare
L'Enchiridion attribuito a papa Leone III e donato, secondo la leggenda, a Carlo Magno: contenuto, datazione delle edizioni e confine tra devozione e magia.
Secondo la leggenda raccontata nelle sue stesse pagine, l'Enchiridion sarebbe stato donato da papa Leone III a Carlo Magno, incoronato imperatore a Roma nel giorno di Natale dell'anno 800. Il libretto avrebbe protetto il sovrano da ogni pericolo, in battaglia e in viaggio. È una storia priva di fondamento documentario, ma efficace: legava una raccolta di preghiere e di formule protettive al più celebre incontro medievale tra il papato e l'impero.
Un manuale da tenere in mano
Enchiridion è parola greca che significa «manuale», qualcosa da tenere in mano. Il titolo richiamava una lunga tradizione di libretti devozionali, e anche il formato delle edizioni, piccolo e maneggevole, suggeriva un uso personale e quotidiano. Il contenuto mescola salmi, passi evangelici, orazioni rivolte ai santi e formule protettive contro i nemici, le tempeste, le malattie e i pericoli dei viaggi.
Molti elementi appartengono alla pietà popolare cristiana, come le preghiere scritte su fogli da portare addosso, le cosiddette lettere dal cielo, e i nomi di Dio usati come protezione. Il confine tra devozione e magia, in un testo del genere, è incerto: le stesse orazioni potevano essere percepite come atti di fede o come strumenti dagli effetti automatici, e proprio questa ambiguità ne spiega il successo e le condanne.
Datazione ed edizioni
Le edizioni dell'Enchiridion recano spesso date e luoghi fittizi, come Roma e anni del primo Cinquecento, che non trovano conferma. Le prime stampe sicure sembrano risalire al Seicento, e il testo conobbe numerose ristampe nel Settecento e nell'Ottocento, soprattutto in Francia, dove entrò nel circuito della letteratura di colportage insieme agli altri grimori popolari.
Le versioni differiscono molto tra loro. Alcune si limitano a preghiere e invocazioni di tono devoto; altre, specie quelle più tarde, si arricchiscono di sezioni di «segreti» e di figure simili ai pentacoli della tradizione salomonica, avvicinandosi ai grimori veri e propri. Per questo gli studiosi preferiscono parlare di una famiglia di testi più che di un'opera dalla forma stabile.
Autorità e sospetto
L'attribuzione a un papa era la chiave del fascino del libro. In un'epoca in cui le autorità ecclesiastiche condannavano i libri magici, un testo che si presentava come dono pontificio poteva apparire lecito o addirittura raccomandabile. La Chiesa non lo riconobbe mai, e gli scrittori cattolici lo denunciarono come apocrifo superstizioso; ma l'aura del nome di Leone continuò a garantirgli lettori.
La scelta di Leone III non è casuale. Il papa che aveva incoronato Carlo Magno incarnava l'alleanza tra il potere spirituale e quello temporale, e Carlo Magno era a sua volta l'eroe di innumerevoli racconti cavallereschi diffusi negli stessi canali della letteratura popolare, dalle chansons de geste rielaborate in prosa ai libretti venduti nelle fiere.
L'Enchiridion racconta un aspetto spesso trascurato della storia dei grimori: la loro vicinanza alla religione quotidiana. Non tutti i libri di magia parlavano di demoni e di tesori; molti erano raccolte di preghiere usate come scudo contro le paure di ogni giorno. In questi testi la storia della devozione e quella della magia si toccano e si confondono, rendendo difficile tracciare un confine netto.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio