Ars Notoria: preghiere e figure per acquisire il sapere
L'Ars Notoria, testo salomonico medievale per apprendere le arti liberali: le note, la condanna di Tommaso d'Aquino, Giovanni di Morigny e le edizioni.
Imparare in pochi giorni la grammatica, la retorica, la logica, le arti del quadrivio e perfino la teologia: questa era la promessa dell'Ars Notoria, uno dei testi magici più diffusi del Medioevo latino. Composta probabilmente tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo e attribuita a Salomone, l'opera proponeva un percorso di preghiere, digiuni e contemplazione di figure dette «note», attraverso il quale l'intelletto avrebbe ricevuto per grazia divina la conoscenza delle arti liberali.
Le note e le preghiere
Il nome deriva dalle notae, diagrammi complessi in cui si intrecciavano parole, cerchi e figure geometriche, ciascuno legato a una disciplina. Accanto alle figure, il testo raccoglie orazioni in latino mescolate a parole incomprensibili presentate come greche, ebraiche o caldaiche. Il calendario delle recitazioni era legato alle fasi lunari, e ogni arte aveva le sue note e le sue preghiere specifiche, in un sistema rigorosamente ordinato.
A differenza di molti grimori, l'Ars Notoria non evoca demoni e non cerca beni materiali. Il suo orizzonte è quello degli studenti e dei chierici delle scuole e delle università nascenti, per i quali il sapere era la chiave di una carriera. Proprio questo carattere apparentemente devoto la rese pericolosa agli occhi dei teologi, perché faceva della preghiera una tecnica dagli effetti ritenuti sicuri.
La condanna dei teologi
Tommaso d'Aquino, nella Summa theologiae, dedica un articolo all'ars notoria e la giudica illecita: le figure e le parole sconosciute, osserva, non hanno di per sé alcun potere di causare la scienza, e se producono effetti questi vanno attribuiti ai demoni. Lo stesso giudizio si ritrova in molti autori successivi, e l'arte fu condannata in diverse occasioni, senza che ciò ne fermasse la diffusione.
Una reazione particolarmente interessante è quella del monaco benedettino Giovanni di Morigny, che all'inizio del Trecento, dopo aver praticato l'Ars Notoria, scrisse un'opera alternativa, il Liber florum celestis doctrine, con preghiere e figure di ispirazione mariana. Anche questo libro fu giudicato sospetto e venne bruciato a Parigi nel 1323, segno di quanto fosse sottile il confine tra devozione e magia.
Manoscritti ed edizioni
L'Ars Notoria sopravvive in numerosi manoscritti, dal XIII al XVII secolo, alcuni dei quali splendidamente miniati con le figure delle note. La tradizione è complessa: esistono una versione più antica e una versione glossata, arricchita di commenti e di aggiunte. Lo studioso francese Julien Véronèse ne ha pubblicato nel 2007 un'edizione critica che ha chiarito molte fasi di questa storia testuale.
Nel 1657 Robert Turner ne pubblicò a Londra una traduzione inglese, priva però delle figure che davano il nome all'arte. Una versione affine compare come quinta parte in alcuni manoscritti del Lemegeton. Fu così che un'opera medievale nata nel mondo delle scuole entrò in una raccolta seicentesca di tutt'altro carattere, accanto ai cataloghi di spiriti della Goetia.
L'Ars Notoria è una finestra privilegiata sulla cultura intellettuale del Medioevo: racconta l'ansia di apprendere, il prestigio delle arti liberali e la difficoltà di tracciare un confine netto tra la preghiera e la tecnica. Per questo è oggi uno dei testi magici più studiati dagli storici delle università e della spiritualità medievale.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio