Alberto Magno tra scienza della natura e libri di segreti
Teologo e naturalista del Duecento, Alberto Magno scrisse sulle pietre e sulle piante; lo Speculum astronomiae e i Secreta gli costruirono fama di mago.
Pochi nomi del Medioevo compaiono così spesso sul frontespizio dei libri di segreti come quello di Alberto Magno. Eppure il domenicano tedesco, nato in Svevia intorno al 1200 e morto a Colonia nel 1280, fu prima di tutto un teologo e un naturalista instancabile, maestro di Tommaso d'Aquino e commentatore dell'intero Aristotele. La Chiesa lo canonizzò nel 1931 proclamandolo dottore; la cultura popolare, molto prima, ne aveva fatto un mago.
Un enciclopedista della natura
Alberto insegnò a Parigi e a Colonia e fu per due anni vescovo di Ratisbona. Il suo progetto era rendere accessibile ai latini tutta la filosofia naturale di Aristotele, integrandola con osservazioni personali. Nacquero così opere come il De vegetabilibus, il De animalibus e il De mineralibus, in cui l'autore distingue spesso ciò che ha visto con i propri occhi da ciò che ha soltanto letto o sentito raccontare.
Nel De mineralibus Alberto discute anche le virtù attribuite alle pietre e le immagini incise sulle gemme, citando fonti antiche e arabe. Non le accetta tutte, ma non le respinge in blocco: per un filosofo del Duecento le proprietà occulte erano un fenomeno naturale da spiegare, legato alla forma delle sostanze e all'influsso dei cieli, e non necessariamente opera di demoni.
Lo Speculum astronomiae
Tra le opere legate al suo nome, la più importante per la storia dei libri magici è lo Speculum astronomiae, scritto probabilmente negli anni Sessanta del Duecento. Il trattato vuole separare l'astrologia lecita, considerata parte della scienza, dai libri di negromanzia che ne usurpano il nome. Per farlo elenca e descrive decine di testi allora in circolazione, attribuiti a Ermete, a Salomone, a Tolomeo e ad autori arabi.
Lo Speculum è così una sorta di primo catalogo critico dei libri di magia delle immagini, preziosissimo per gli storici, perché documenta titoli e incipit di opere che altrimenti conosceremmo appena. La sua paternità, tuttavia, è discussa da tempo: alcuni studiosi la ritengono di Alberto, altri di un autore della sua cerchia o di poco successivo. La questione resta aperta e i manoscritti più antichi non bastano a risolverla.
Lo pseudo-Alberto e i libri di segreti
Ancora più ampio è il corpus dei testi apocrifi. Il Liber aggregationis, noto anche come Secreta Alberti, raccoglie le presunte virtù di erbe, pietre e animali; il De secretis mulierum tratta della generazione con un linguaggio che ne fece un testo insieme medico e licenzioso. Entrambi circolarono in centinaia di manoscritti e stampe tra Quattro e Cinquecento sotto il nome del santo, ma non sono considerati opera sua.
La fortuna dello pseudo-Alberto proseguì fino all'età moderna. In Francia, a partire dal Settecento, si diffusero i libretti popolari del Grand Albert e del Petit Albert, venduti dai merciai ambulanti e letti nelle campagne. Erano raccolte eterogenee di ricette domestiche, curiosità e superstizioni che con il teologo di Colonia non avevano più alcun legame, se non quello del nome stampato in copertina.
La distanza tra l'Alberto storico e quello dei libretti è enorme, ma non casuale. L'autorità del grande naturalista, che aveva davvero scritto sulle virtù delle pietre e delle piante, rendeva credibile qualunque segreto gli fosse attribuito. Seguire la sua figura nei secoli significa osservare come un nome illustre possa diventare un marchio di garanzia per testi di tutt'altra natura.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio