EnglishMarchio registrato Studio Esoterico CornelioGrimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio
S

Sigilli e pentacoli: le figure della Clavicola di Salomone

Storia dei sigilli nei grimori: dal Sigillum Dei del Libro giurato ai pentacoli della Clavicola, fino ai quadrati magici di Agrippa e alla Goezia.

Se c'è un elemento grafico che il pubblico associa subito ai grimori, è il sigillo: una figura fatta di linee, cerchi, lettere e segni che nella tradizione rappresentava un'entità, un pianeta o un nome divino. Nei manoscritti questi segni occupano spesso pagine intere e sono la parte più riconoscibile del libro. La loro storia mostra come il linguaggio visivo della magia si sia formato lentamente, passando da un testo all'altro e da una lingua all'altra.

Il sigillo di Dio e i libri medievali

Uno dei sigilli più antichi e complessi è il Sigillum Dei descritto nel Liber iuratus, il cosiddetto Libro giurato attribuito a un Onorio di Tebe e databile tra Due e Trecento. È una grande figura circolare con un ettagono, stelle e nomi divini disposti in anelli. Nel Cinquecento l'inglese John Dee ne elaborò una versione propria, incisa su dischi di cera che oggi sono conservati al British Museum di Londra insieme ad altri oggetti a lui collegati.

I pentacoli della Clavicola

La Clavicula Salomonis, o Clavicola di Salomone, è il grimorio più copiato della prima età moderna. Ne esistono versioni in latino, italiano, francese e inglese, con molte differenze tra un manoscritto e l'altro, e sono note anche fonti greche più antiche legate allo stesso nome. Tra le sue parti più celebri ci sono i pentacoli, figure circolari ornate di lettere ebraiche, versetti biblici e disegni geometrici, ordinate secondo i sette pianeti della tradizione.

I copisti trattavano queste figure con particolare attenzione, perché la tradizione voleva che ogni errore ne alterasse il valore. Eppure, confrontando i manoscritti, si vede che i pentacoli cambiavano di continuo: lettere ebraiche deformate da chi non conosceva la lingua, cerchi aggiunti, versetti spostati. Gli studiosi usano proprio queste varianti per ricostruire come il testo sia stato trasmesso e rielaborato nelle diverse regioni d'Europa.

Quadrati magici e firme degli spiriti

Un passo decisivo venne dal De occulta philosophia di Cornelio Agrippa, pubblicato in forma completa nel 1533. Nel secondo libro Agrippa presentava i quadrati magici dei pianeti, tabelle di numeri disposti in modo che ogni riga e ogni colonna diano la stessa somma, e accanto a ciascuno riportava sigilli e caratteri che, secondo un'interpretazione diffusa, derivano dal tracciato delle cifre. Questo legame tra numero e figura diede ai sigilli un'aura matematica che affascinò generazioni di lettori.

Più tardi, nei manoscritti seicenteschi della Goezia, la prima parte del Lemegeton o Clavicola minore, comparvero i sigilli di settantadue spiriti, ciascuno con il proprio disegno. L'elenco degli spiriti dipendeva in buona parte dalla Pseudomonarchia daemonum, che il medico Johann Weyer aveva pubblicato nel 1577 in appendice alla sua opera contro la persecuzione delle streghe, proprio per mostrare l'inconsistenza di tali credenze.

Visti oggi, i sigilli sono innanzitutto un capitolo della storia del disegno e della scrittura. Uniscono alfabeti diversi, geometria e devozione, e conservano tracce di copisti, traduttori e lettori che li hanno modificati nel tempo. Studiarli non significa usarli, ma capire come un'immagine potesse acquistare, agli occhi dei contemporanei, l'autorità di un nome.