Manoscritto Voynich: il libro che nessuno sa leggere
Storia del manoscritto Voynich: da Rodolfo II a Yale, la datazione al radiocarbonio, le sezioni illustrate e le ipotesi sul suo testo indecifrato.
Nella Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell'Università di Yale si conserva, con la segnatura MS 408, uno dei volumi più studiati e meno compresi della storia. È il cosiddetto manoscritto Voynich: circa duecentoquaranta pagine di pergamena coperte da una scrittura che nessuno è mai riuscito a leggere, accompagnata da disegni di piante sconosciute, diagrammi astrali e figure femminili immerse in vasche. Da oltre un secolo crittografi, linguisti e storici si misurano con il suo testo, senza un risultato condiviso.
Dalla corte di Praga a Villa Mondragone
La storia documentata del manoscritto comincia nel Seicento. Una lettera del 1665 o 1666, scritta dal medico praghese Johannes Marcus Marci al gesuita Athanasius Kircher e ritrovata insieme al codice, riferisce una voce: l'imperatore Rodolfo II l'avrebbe acquistato per seicento ducati. La notizia è di seconda mano e non è confermata da altri documenti. Più solida è la presenza, sulla prima pagina, del nome sbiadito di Jacobus Horčický de Tepenec, chimico al servizio dell'imperatore, leggibile con la luce ultravioletta.
Prima di Marci il volume era appartenuto all'alchimista praghese Georg Baresch, che aveva già scritto a Kircher sperando in un aiuto per decifrarlo. Passato poi nelle collezioni dei gesuiti, finì nella Villa Mondragone di Frascati, dove nel 1912 lo acquistò il libraio antiquario Wilfrid Voynich, da cui prende il nome. Dopo varie vicende, il mercante di libri Hans P. Kraus lo donò a Yale nel 1969.
Che cosa contiene
Gli studiosi dividono il codice in sezioni in base alle immagini. La parte più ampia è erbaria: ogni pagina mostra una pianta, spesso impossibile da identificare con certezza. Seguono diagrammi astronomici e astrologici, alcuni con segni dello zodiaco riconoscibili; una sezione detta «balneologica», con figure nude in vasche collegate da tubi; un grande foglio pieghevole con rosoni; pagine di contenitori simili a vasi da farmacia accanto a radici e foglie; infine lunghe pagine di testo con piccole stelle a margine.
La scrittura scorre con regolarità, senza esitazioni né correzioni evidenti. Conta qualche decina di segni ricorrenti e mostra regole interne: certi caratteri compaiono solo all'inizio o alla fine delle parole, e alcune parole si ripetono più volte di seguito, cosa insolita nelle lingue naturali. Questa combinazione di ordine e stranezza è ciò che rende il testo così difficile da classificare.
La datazione e le ipotesi
Nel 2009 un gruppo dell'Università dell'Arizona ha sottoposto la pergamena alla datazione al radiocarbonio, collocando la preparazione delle pelli tra il 1404 e il 1438. Il risultato ha escluso l'attribuzione a Ruggero Bacone, il francescano del Duecento proposto da Voynich, e ha reso improbabili le teorie di un falso moderno, anche se in teoria si potrebbe aver scritto su pergamena già vecchia.
Le ipotesi formano tre grandi famiglie. Alcuni ritengono che il testo cifri una lingua nota, altri che trascriva una lingua naturale con un alfabeto inventato, altri ancora che sia una sequenza priva di significato prodotta per stupire un acquirente. Tra i molti che vi si sono applicati figura il crittografo statunitense William Friedman. Nessuna proposta di lettura ha finora ottenuto il consenso degli specialisti.
Oggi il manoscritto è interamente consultabile in riproduzione digitale e nel 2016 è uscito un facsimile a stampa realizzato con Yale. La sua fama nasce proprio da questo paradosso: è uno dei libri più accessibili al mondo, che chiunque può sfogliare, e al tempo stesso uno dei pochi che nessuno sa leggere.
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