Codex Seraphinianus, l'enciclopedia di un mondo immaginario
Il Codex Seraphinianus di Luigi Serafini, pubblicato nel 1981: un'enciclopedia illustrata di un mondo inventato, scritta in un alfabeto senza significato.
Non tutti i manoscritti misteriosi vengono dal Medioevo. Il Codex Seraphinianus fu pubblicato a Milano nel 1981 dall'editore Franco Maria Ricci, in due volumi di lusso, ed è opera dell'artista e architetto romano Luigi Serafini, che vi lavorò tra il 1976 e il 1978. Si presenta come l'enciclopedia di un mondo sconosciuto, scritta in un alfabeto inventato e illustrata con centinaia di tavole a colori.
Un mondo parallelo in tavole
Il libro segue lo schema delle grandi enciclopedie illustrate: una sezione sulle piante, una sugli animali, poi la chimica, le macchine, l'abbigliamento, la scrittura, l'architettura. Ma tutto è trasformato. Gli alberi si sradicano da soli e migrano, i frutti assumono forme di oggetti, gli animali si fondono con utensili. Una tavola celebre mostra una coppia di amanti che si trasforma progressivamente in un coccodrillo.
Ogni immagine è accompagnata da didascalie e lunghi testi nella scrittura del codice, che ha l'aspetto di un corsivo elegante e regolare. Il lettore ha l'impressione di trovarsi davanti a un sapere completo e coerente, di cui gli sfugge soltanto la chiave. È proprio questa sensazione, più che un singolo enigma, a costituire il cuore dell'opera.
Una scrittura senza significato
Per anni lettori e linguisti hanno cercato di decifrarla. Alcuni appassionati sono riusciti a ricostruire il sistema con cui sono numerate le pagine, ma il testo vero e proprio ha resistito a ogni tentativo. Lo stesso Serafini, in un incontro pubblico del 2009, ha dichiarato che la scrittura non nasconde alcun messaggio: è una scrittura asemica, costruita per evocare l'esperienza del linguaggio senza trasmetterne un contenuto.
Questa dichiarazione non ha spento la curiosità. Molti lettori continuano a cercare regolarità nei segni, e il paragone con il manoscritto Voynich è diventato quasi inevitabile. A differenza di quel codice, però, qui l'autore, la data e il luogo di composizione sono noti con precisione, e il mistero è dichiaratamente un'invenzione artistica.
Fortuna di un libro-oggetto
La prima edizione, stampata in tiratura limitata, divenne presto una rarità ricercata dai collezionisti. Il volume era accompagnato da un testo di Italo Calvino, che ne fece l'occasione per riflettere sul rapporto tra parola e immagine. Negli anni successivi il codice è stato ristampato più volte, anche in edizioni più accessibili, ed è entrato nelle biblioteche di artisti, designer e studiosi di semiotica.
Il successo del libro si spiega anche con il suo dialogo con la tradizione. Le tavole ricordano i bestiari medievali, gli erbari rinascimentali e le grandi enciclopedie illustrate del Settecento, ma ne rovesciano la funzione: invece di ordinare il mondo conosciuto, costruiscono un mondo che non esiste. In questo senso il codice appartiene alla stessa famiglia dei libri fantastici che, da Luciano di Samosata in poi, descrivono terre impossibili con il tono serio dei resoconti di viaggio.
Il Codex Seraphinianus mostra che il fascino dei libri illeggibili non dipende dalla loro età. Bastano un sistema di segni coerente e un apparato di immagini minuzioso per ricreare l'emozione che si prova davanti a un codice antico: quella di un sapere vicino, visibile, eppure chiuso. Ed è per questo che il libro trova posto accanto ai grandi enigmi del passato.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio