Il Disco di Festo, il più antico testo «stampato» d'Europa
Il Disco di Festo, scoperto da Luigi Pernier a Creta nel 1908: 242 segni impressi con punzoni, la datazione, le decifrazioni proposte e i dubbi.
Il 3 luglio 1908 l'archeologo italiano Luigi Pernier, scavando il palazzo minoico di Festo, nel sud di Creta, trovò un disco di argilla cotta di circa sedici centimetri di diametro. Su entrambe le facce, disposti a spirale, erano impressi piccoli segni figurati. Il Disco di Festo, oggi esposto al Museo archeologico di Heraklion, è uno degli oggetti più enigmatici dell'archeologia mediterranea e uno dei più riprodotti.
Segni impressi con punzoni
Il disco reca 242 impronte di segni, appartenenti a 45 tipi diversi, raggruppate in 61 sezioni separate da linee verticali incise. La caratteristica più notevole è la tecnica: i segni non furono tracciati a mano, ma impressi nell'argilla ancora fresca con punzoni, uno per ciascun tipo. Alcuni segni sono stati corretti dopo l'impressione, segno che chi lavorava controllava il testo mentre lo componeva.
Per questo il disco viene spesso citato come il più antico esempio di testo prodotto con elementi mobili, molti secoli prima della stampa. L'esistenza dei punzoni fa pensare che fossero destinati a più di un oggetto, ma nessun altro reperto con gli stessi segni è stato trovato. I disegni raffigurano figure umane, teste con un copricapo piumato, animali, piante, navi e utensili.
Datazione e contesto
Il disco fu rinvenuto in un ambiente del palazzo insieme a materiali dell'età del bronzo, e viene comunemente datato al secondo millennio avanti Cristo, in un intervallo che molti collocano tra il 1850 e il 1600 circa. Le condizioni dello scavo, però, non permettono una datazione stratigrafica precisa, e gli studiosi hanno discusso a lungo le circostanze esatte del ritrovamento descritte nei resoconti dell'epoca.
La scrittura non corrisponde né alla Lineare A né ai geroglifici cretesi, anche se alcuni segni mostrano somiglianze con quei sistemi. La direzione di lettura più accettata va dall'esterno verso il centro, da destra a sinistra, ma anche questo punto è stato oggetto di dibattito. Non si sa neppure con certezza quale delle due facce vada letta per prima.
Molte decifrazioni, nessuna prova
Sul disco sono state pubblicate decine di interpretazioni: un inno religioso, un calendario, un testo in greco, in luvio o in una lingua semitica, perfino le istruzioni di un gioco da tavolo. Il problema è strutturale. Con soli 242 segni e nessun altro testo dello stesso tipo, qualsiasi proposta può essere costruita, ma nessuna può essere verificata, perché manca un materiale di controllo.
Nel 2008 è stata avanzata anche l'ipotesi che il disco sia un falso moderno, prodotto all'epoca dello scavo. La maggior parte degli specialisti la respinge. La questione potrebbe essere chiarita da una datazione per termoluminescenza, che misura l'ultima cottura dell'argilla, ma finora un esame di questo tipo non è stato autorizzato dalle autorità che custodiscono il reperto.
Il Disco di Festo continua a ispirare gioielli, simboli e romanzi, e la sua spirale è diventata un'immagine familiare anche fuori dal mondo degli studi. Per la ricerca resta un documento unico, prezioso proprio perché isolato: il frammento di una cultura scrittoria di cui, al di fuori di questo piccolo disco di argilla, non conosciamo altro.
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