La Mappa di Vinland, storia di un falso che ingannò gli esperti
La Mappa di Vinland, presentata da Yale nel 1965 come carta del Quattrocento con l'America: i dubbi, le analisi dell'inchiostro e il verdetto di falso del 2021.
Nel 1965, alla vigilia del Columbus Day, l'Università di Yale presentò al mondo un documento sensazionale: una mappa del mondo, apparentemente del Quattrocento, che mostrava a ovest della Groenlandia una terra chiamata Vinland. Se autentica, sarebbe stata la più antica rappresentazione cartografica di una parte dell'America, anteriore al viaggio di Colombo. Oggi sappiamo, con buona certezza, che si tratta di un falso.
Un'apparizione sul mercato
La mappa comparve sul mercato antiquario nel 1957, rilegata insieme a un manoscritto medievale noto come Relazione tartara, un resoconto della missione francescana presso i Mongoli degli anni 1245-1247. Il libraio Laurence Witten la propose a Yale e il mecenate Paul Mellon la acquistò, donandola poi all'università. La provenienza precedente, però, era oscura e non documentata.
La mappa raffigura Europa, Africa e Asia secondo modelli medievali e aggiunge, nell'Atlantico settentrionale, l'Islanda, la Groenlandia e una grande isola con due profonde insenature. Una legenda latina racconta la scoperta di Vinland da parte di Bjarni e di Leif Eriksson, i navigatori norreni ricordati dalle saghe islandesi, e un successivo viaggio di un vescovo groenlandese.
I dubbi e le analisi
Fin dall'inizio alcuni studiosi notarono stranezze: la forma della Groenlandia era sorprendentemente precisa, e la legenda conteneva espressioni insolite. Nel 1974 il chimico Walter McCrone analizzò l'inchiostro e vi trovò anatasio, una forma di biossido di titanio prodotta industrialmente solo dal Novecento. Altre analisi, negli anni successivi, misero in discussione quel risultato, e il dibattito proseguì per decenni. Gli specialisti di cartografia medievale, intanto, continuavano a segnalare anomalie nel disegno.
La pergamena, invece, era effettivamente antica: una datazione al radiocarbonio pubblicata nel 2002 la collocò nella prima metà del Quattrocento. Ma un supporto antico non garantisce l'autenticità di ciò che vi è disegnato sopra. I falsari più abili hanno sempre cercato fogli bianchi d'epoca, spesso ricavati da volumi più antichi, proprio per superare questo tipo di controllo.
Il verdetto del 2021
Nel 2021 Yale annunciò i risultati di un nuovo esame condotto dai suoi conservatori e scienziati: i composti di titanio erano presenti lungo tutte le linee della mappa, non come contaminazione casuale. Inoltre un'iscrizione sul retro era stata manipolata per farla sembrare collegata agli altri testi del volume. La conclusione fu netta: la mappa è un falso realizzato nel Novecento.
Non si sa chi l'abbia disegnata. Diversi nomi sono stati proposti nel corso degli anni, ma senza prove decisive. Il caso resta un esempio istruttivo di come un documento possa ingannare studiosi esperti quando risponde a ciò che il pubblico desidera trovare, e di quanto le analisi materiali siano diventate essenziali nello studio dei manoscritti.
Ironia della sorte, la presenza norrena in America del Nord è reale: gli scavi di L'Anse aux Meadows, a Terranova, hanno rivelato un insediamento vichingo databile intorno all'anno 1000. La mappa non serviva a dimostrarlo. Oggi resta conservata a Yale come documento della storia dei falsi, non di quella delle esplorazioni. La sua vicenda è ormai un caso di studio nei corsi di storia del libro e di conservazione.
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