Codex Gigas, la «Bibbia del Diavolo» di Stoccolma
Il Codex Gigas, il più grande manoscritto medievale: origine boema, contenuti, la pagina del diavolo, la leggenda del monaco e il viaggio fino a Stoccolma.
Per sollevare il Codex Gigas servono almeno due persone: il volume misura circa novantadue centimetri di altezza e cinquanta di larghezza, e supera i settanta chili di peso. È il più grande manoscritto medievale giunto fino a noi ed è conservato alla Biblioteca nazionale di Svezia, a Stoccolma. Il suo soprannome, «Bibbia del Diavolo», deriva da una sola pagina, ma la sua storia reale è fatta di monasteri, guerre e incendi.
Un'enciclopedia in un solo volume
Il codice fu scritto all'inizio del Duecento nel monastero benedettino di Podlažice, in Boemia, nell'attuale Repubblica Ceca. Il contenuto va ben oltre la Bibbia latina della Vulgata, che ne occupa gran parte. Vi si trovano le Antichità giudaiche e la Guerra giudaica di Flavio Giuseppe, le Etimologie di Isidoro di Siviglia, la Cronaca dei Boemi di Cosma di Praga, trattati di medicina, un calendario con necrologio e alcune formule di esorcismo e di scongiuro.
La scrittura è sorprendentemente uniforme dall'inizio alla fine, tanto che gli studiosi ritengono che l'abbia vergata un solo copista. Le stime sul tempo necessario parlano di molti anni di lavoro, forse una ventina. Nel necrologio compare il nome di un Hermannus inclusus, cioè Ermanno il recluso, che alcuni identificano con l'autore materiale del codice, ma l'attribuzione resta un'ipotesi.
Il diavolo e la città celeste
Al foglio 290 recto il codice mostra una grande figura del diavolo, accovacciata, con corna e artigli, disegnata da sola al centro della pagina. Sulla pagina di fronte appare la Gerusalemme celeste, una città turrita e priva di abitanti. L'accostamento, chiaramente voluto, mette a confronto il regno di Dio e quello del male, e si trova in prossimità delle formule contro i demoni.
Da questa immagine nasce la leggenda. Secondo il racconto tramandato, un monaco condannato a essere murato vivo promise di scrivere in una sola notte un libro che desse gloria al monastero; giunto a mezzanotte e disperato, invocò il diavolo, che terminò l'opera in cambio della sua anima. La storia è una leggenda tarda, priva di qualsiasi fondamento documentario, ma ha accompagnato il codice per secoli.
Da Praga a Stoccolma
Il manoscritto passò per diversi monasteri boemi e nel 1594 entrò nelle collezioni dell'imperatore Rodolfo II a Praga. Nel 1648, negli ultimi mesi della guerra dei Trent'anni, l'esercito svedese occupò parte della città e lo portò a Stoccolma come bottino. Nel 1697 un incendio distrusse il castello reale: il codice si salvò, secondo un racconto dell'epoca, perché fu gettato da una finestra.
Alcuni fogli mancano, forse rimossi già in antico, e il loro contenuto non è noto con certezza. Nel 2007 il codice tornò per alcuni mesi a Praga per una mostra organizzata dalla Biblioteca nazionale ceca: fu il primo rientro in Boemia dopo più di tre secoli e mezzo. La mostra attirò un pubblico numeroso e confermò quanto il codice sia ancora percepito come parte del patrimonio culturale boemo.
Il Codex Gigas è oggi digitalizzato e consultabile da chiunque. Più che un libro di magia, è il ritratto di ciò che un monastero medievale riteneva degno di essere conservato: la Scrittura, la storia, la medicina e, accanto a tutto questo, il timore del demonio. La leggenda del patto diabolico dice molto sull'immaginario di chi lo ha guardato, poco sulla sua origine.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio