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Il Libro di Soyga, l'enigma di lettere che ossessionò John Dee

Il Libro di Soyga, o Aldaraia: il manoscritto magico posseduto da John Dee, le sue 36 tabelle di lettere, la riscoperta del 1994 e la soluzione di Jim Reeds.

Tra i libri posseduti da John Dee, matematico, astrologo e consigliere della regina Elisabetta I, ce n'era uno che lo tormentò per anni. Lo chiamava libro di Soyga e lo considerava una fonte di sapere nascosto, che da solo non riusciva a penetrare. Per secoli lo si credette perduto, finché nel 1994 la storica Deborah Harkness ne identificò due copie in biblioteche inglesi, conservate sotto un titolo diverso.

Aldaraia sive Soyga vocor

Le due copie si trovano alla British Library di Londra, tra i manoscritti della collezione Sloane, e alla Bodleian Library di Oxford. Il titolo che vi compare è «Aldaraia sive Soyga vocor», cioè «mi chiamo Aldaraia, ovvero Soyga». Il testo, in latino, raccoglie materiali di magia, astrologia e demonologia, insieme a lunghe liste di nomi angelici, in parte comuni ad altri trattati magici del tardo Medioevo.

La parte più sorprendente è però un'altra: trentasei grandi tabelle, ciascuna composta da trentasei righe e trentasei colonne di lettere. A prima vista sembrano sequenze casuali, prive di qualsiasi parola riconoscibile. Dee era convinto che contenessero un messaggio di grande importanza e che, per comprenderlo, fosse necessario un aiuto superiore a quello della semplice erudizione.

Dee, Kelley e l'arcangelo

Nel 1583, durante le sedute in cui il veggente Edward Kelley dichiarava di vedere e udire gli angeli in una pietra di cristallo, Dee chiese spiegazioni sul libro. Secondo i suoi diari, l'arcangelo Uriele rispose che il libro era stato rivelato ad Adamo nel paradiso terrestre e che soltanto l'arcangelo Michele poteva interpretarlo. Le risposte riflettono le credenze dei due uomini e non dicono nulla sulla reale origine del testo.

Negli stessi anni Dee e Kelley trascrissero grandi tavole di lettere e una lingua che chiamarono angelica, oggi nota come enochiana. Il gusto per le griglie alfabetiche del libro di Soyga si ritrova in quelle carte, anche se il rapporto diretto tra le due cose è discusso. Non è stabilito con certezza, inoltre, se una delle due copie superstiti sia proprio quella consultata da Dee.

Il segreto delle tabelle

Nel 1996 il matematico statunitense Jim Reeds, studiando le copie riscoperte, individuò il metodo con cui le tabelle erano state costruite. Ognuna parte da una parola chiave e si sviluppa secondo una regola fissa, in cui ogni nuova lettera dipende da quelle che la circondano. Le tabelle non nascondono quindi un messaggio da leggere: sono il prodotto di un procedimento meccanico, applicato con pazienza e senza errori.

La scoperta non toglie interesse al libro, anzi lo accresce. Mostra che un autore del tardo Medioevo o del primo Rinascimento conosceva tecniche combinatorie complesse e le usava per produrre griglie che dovevano apparire cariche di significato. È una testimonianza preziosa del legame tra matematica, scrittura cifrata e magia nell'Europa di quel tempo, in cui il calcolo era anche uno strumento di contemplazione.

Il libro di Soyga resta senza autore e senza data precisa. La sua storia illustra però il modo in cui Dee leggeva i libri: come porte verso un sapere originario, da aprire con l'aiuto degli angeli più che con quello dei filologi. Oggi, grazie ai filologi e ai matematici, sappiamo almeno come quella porta era stata costruita.