Il Libro di Dimma e la leggenda del sole che non tramontava
Il Libro di Dimma, vangelo tascabile irlandese dell'VIII secolo conservato al Trinity College: i ritratti, il reliquiario e la leggenda di san Crónán.
Non tutti i libri irlandesi medievali hanno le dimensioni maestose del Libro di Kells. Il Libro di Dimma è un vangelo tascabile, di formato ridotto, pensato per essere portato con sé da un monaco o da un sacerdote in viaggio. Conservato alla biblioteca del Trinity College di Dublino, è legato al monastero di Roscrea, nell'odierna contea di Tipperary, e a una leggenda che ne fa un'opera prodigiosa, compiuta con l'aiuto del cielo.
Un vangelo da viaggio
Il manoscritto contiene i quattro vangeli in latino ed è databile all'VIII secolo sulla base della scrittura e della decorazione. Ogni vangelo è preceduto da un ritratto dell'evangelista o dal suo simbolo, eseguito nello stile lineare tipico dell'arte irlandese dell'epoca, con colori vivi e figure fortemente stilizzate. Il libro include anche testi liturgici per la visita e l'unzione dei malati, segno del suo uso pastorale.
Il nome Dimma compare nelle note finali come quello del copista. Alcuni studiosi ritengono che queste note siano state ritoccate in epoca successiva, forse per collegare il libro a una figura venerata e alla leggenda che lo circondava. Il dibattito riguarda proprio il rapporto tra il manoscritto conservato e la tradizione che lo accompagna fin dal Medioevo.
La leggenda dei quaranta giorni
Secondo una vita medievale di san Crónán, fondatore di Roscrea, un copista di nome Dimma ricevette dal santo l'incarico di scrivere i vangeli, ma disse di avere un solo giorno a disposizione. Crónán gli chiese di lavorare fino al tramonto: il sole, prodigiosamente, non tramontò per quaranta giorni, finché il lavoro non fu concluso. Il copista, così narra la leggenda, non sentì né fame né sonno.
La leggenda pone un problema di cronologia. San Crónán visse nel VII secolo, mentre il manoscritto superstite sembra più tardo di parecchi decenni. È possibile che il racconto si riferisse in origine a un libro più antico, poi perduto, oppure che il volume giunto fino a noi sia stato collegato al santo per accrescerne il prestigio e il valore di reliquia.
La custodia di metallo
Come altri preziosi libri irlandesi, il Libro di Dimma fu custodito in un cumdach, una cassetta-reliquiario in metallo decorato. Quella giunta fino a noi risale in gran parte al XII secolo, con aggiunte e restauri successivi. Il reliquiario dimostra che il manoscritto veniva venerato come una reliquia, toccato e portato in processione, non soltanto letto durante la liturgia.
In Irlanda questi libri racchiusi in custodie preziose venivano usati anche per prestare giuramenti solenni o portati in battaglia come protezione. La loro funzione andava quindi oltre la lettura: il libro diventava un oggetto sacro in sé, legato alla memoria del fondatore del monastero e capace, nella credenza dei fedeli, di rappresentarne la presenza.
Il Libro di Dimma racconta bene il modo in cui il Medioevo irlandese considerava i vangeli: oggetti sacri, capaci di portare con sé la presenza di un santo. La leggenda del sole fermo è il segno di questa venerazione, più che una notizia storica, e il suo piccolo formato ricorda una Chiesa di missionari sempre in cammino.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio