Splendor Solis, le ventidue miniature del sole alchemico
Lo Splendor Solis, trattato alchemico tedesco del Cinquecento: le copie di Berlino e Londra, Salomon Trismosin e il ciclo delle ventidue miniature.
Tra i manoscritti alchemici, nessuno è più celebre per bellezza dello Splendor Solis, lo «splendore del sole». Si tratta di un trattato tedesco del Cinquecento accompagnato da ventidue grandi miniature, che raccontano per immagini la trasformazione della materia e la sua rinascita. La copia più famosa, datata 1582, si trova alla British Library di Londra ed è considerata uno dei vertici dell'arte alchemica europea.
Le copie e la datazione
La copia più antica che si conosca è conservata a Berlino, al Kupferstichkabinett, ed è datata ai primi anni Trenta del Cinquecento. Quella di Londra, con la segnatura Harley 3469, è più tarda ma di qualità eccezionale, con bordure decorate in stile rinascimentale, ricche di fiori, uccelli e scene di vita quotidiana. Altre copie, manoscritte e a stampa, sono sparse in diverse biblioteche europee.
Il testo fu stampato per la prima volta nel 1598 all'interno della raccolta alchemica Aureum vellus, il «vello d'oro», pubblicata a Rorschach, in Svizzera. Questa edizione contribuì molto alla sua diffusione, anche se le stampe non potevano riprodurre la ricchezza delle miniature, che restarono privilegio dei pochi possessori dei manoscritti. Nei secoli successivi il trattato fu tradotto anche in francese e in inglese.
Salomon Trismosin, figura leggendaria
Il trattato è attribuito a Salomon Trismosin, presentato dalla tradizione come un alchimista viaggiatore e, secondo alcune fonti tarde, persino come maestro di Paracelso. Non esistono però documenti che ne provino l'esistenza storica, e molti studiosi lo considerano una figura leggendaria o uno pseudonimo, creato per dare autorità a un testo che circolava senza un autore certo.
Il contenuto testuale si basa in parte su fonti alchemiche precedenti, medievali e arabe, rielaborate in lingua tedesca. È un esempio della diffusione dell'alchimia in lingua volgare nel Rinascimento, quando i testi uscivano dai monasteri e dalle università per raggiungere un pubblico più ampio di medici, artigiani, principi e collezionisti desiderosi di possedere opere rare.
Le ventidue immagini
Le miniature seguono un ordine preciso. Si apre con uno stemma solare, poi compaiono un filosofo con un'ampolla, un re che annega e un re rinnovato, un ermafrodito alato, un uomo smembrato, un albero d'oro. Una serie di sette immagini mostra ampolle con animali e figure, ciascuna sovrastata da un carro planetario. Le ultime raffigurano giochi di bambini, donne che lavano i panni e infine il sole che risplende sul paesaggio.
Nella tradizione interpretativa queste immagini rappresentano le fasi dell'opera alchemica, dalla dissoluzione alla rinascita. Il re che muore e rinasce, l'unione degli opposti e il sole finale sono simboli comuni all'iconografia alchemica, qui riuniti in una sequenza di straordinaria coerenza visiva, in cui ogni tavola sembra preparare quella successiva. Le scene di vita quotidiana nelle bordure ricordano che l'opera era pensata anche come oggetto di lusso.
Lo Splendor Solis è un'opera insieme scientifica, religiosa e artistica, come lo era l'alchimia del suo tempo. Il suo mistero non è nella scrittura, che si legge senza difficoltà, ma nei simboli: un linguaggio visivo che ogni epoca, dai collezionisti del Rinascimento agli psicologi del Novecento, ha tentato di tradurre a modo suo.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio