I Testi delle Piramidi: le iscrizioni religiose più antiche d'Egitto
I Testi delle Piramidi di Saqqara: dalla piramide di Unas alla scoperta di Maspero nel 1880-1881, l'edizione di Sethe e il destino celeste del re.
Nelle camere interne della piramide di Unas, ultimo sovrano della V dinastia, le pareti sono coperte da colonne di geroglifici incisi e dipinti di blu. Sono i più antichi testi religiosi egizi di una certa ampiezza giunti fino a noi, databili al XXIV secolo a.C. circa. Gli egittologi li chiamano Testi delle Piramidi: una raccolta di formule destinate ad accompagnare il re defunto nel suo viaggio verso il cielo.
Le piramidi iscritte di Saqqara
Dopo Unas, la pratica di iscrivere le camere funerarie continuò con i re della VI dinastia, Teti, Pepi I, Merenra e Pepi II, e con alcune regine, come Neith, Iput e Wedjebetni. Una delle ultime piramidi iscritte è quella del re Ibi, dell'VIII dinastia. Tutte si trovano nella necropoli di Saqqara, vicino all'antica capitale Menfi.
I testi non erano visibili ai vivi. Erano incisi in ambienti chiusi e sigillati, destinati soltanto al re defunto. La loro funzione era garantire che il sovrano potesse risorgere, superare gli ostacoli dell'aldilà e unirsi agli dèi. Ogni formula, chiamata dagli studiosi «enunciato» o «formula», poteva essere recitata o semplicemente presente sulla parete, efficace per il fatto stesso di essere scritta.
La scoperta del 1880-1881
Fino all'Ottocento si credeva che le piramidi non contenessero iscrizioni. Auguste Mariette, il fondatore del servizio archeologico egiziano, ne era convinto. Tra il 1880 e il 1881, però, furono scoperte le prime camere iscritte, e Gaston Maspero, che succedette a Mariette alla guida del servizio, ne esplorò diverse a Saqqara, tra cui quella di Unas. Mariette morì all'inizio del 1881, proprio mentre la scoperta veniva confermata.
Maspero pubblicò i testi nel decennio successivo. L'edizione di riferimento fu poi quella dell'egittologo tedesco Kurt Sethe, uscita tra il 1908 e il 1922 con il titolo Die altägyptischen Pyramidentexte, che organizzò e numerò le formule. Nel 1969 Raymond Faulkner ne pubblicò una traduzione inglese completa, molto usata dagli studiosi.
Il destino celeste del re
I Testi delle Piramidi descrivono l'ascesa del re al cielo in molti modi: come una scala, come un volo di uccello, come una barca che attraversa le acque celesti. Il sovrano si unisce alle stelle circumpolari, che non tramontano mai, e al dio solare Ra, ma si identifica anche con Osiride, il dio che muore e rinasce. Le due prospettive, solare e osiriaca, convivono senza contraddizione apparente.
Tra le formule più discusse vi è il cosiddetto Inno cannibale, presente nella piramide di Unas, in cui il re appare come una potenza che assorbe la forza degli dèi. Altri testi sono preghiere, offerte di cibo, formule di protezione contro serpenti e creature pericolose. Molte formule contengono riferimenti mitologici che non conosciamo da altre fonti e che restano difficili da interpretare.
I Testi delle Piramidi sono la base da cui sarebbe derivata gran parte della letteratura funeraria egizia. Nel Medio Regno molte formule furono riprese nei Testi dei Sarcofagi, e più tardi alcune confluirono nel Libro dei Morti. Leggerli significa tornare alle origini del pensiero religioso egizio sulla morte, nella forma più antica che la scrittura ci abbia conservato.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio