I cifrari di Beale e il tesoro sepolto in Virginia
I cifrari di Beale, pubblicati a Lynchburg nel 1885: tre testi numerici, uno risolto con la Dichiarazione d'indipendenza, e gli indizi di una beffa letteraria.
Nel 1885 a Lynchburg, in Virginia, fu pubblicato un opuscolo intitolato The Beale Papers. Raccontava di un tesoro d'oro, argento e gioielli sepolto nella vicina contea di Bedford, e conteneva tre testi cifrati composti soltanto da numeri. Uno di essi era stato decifrato; gli altri due, che avrebbero indicato il luogo esatto e i nomi dei proprietari, non lo sono mai stati, nonostante oltre un secolo di tentativi.
La storia raccontata dall'opuscolo
Secondo l'opuscolo, negli anni Venti dell'Ottocento un uomo di nome Thomas J. Beale affidò una cassetta chiusa a Robert Morriss, gestore di un albergo di Lynchburg, raccomandandogli di aprirla se non fosse tornato entro un certo tempo. Beale non tornò mai. Morriss aprì la cassetta molti anni dopo e trovò i tre cifrari, ma non riuscì a leggerli e prima di morire li affidò a un amico.
L'amico, rimasto anonimo, avrebbe dedicato anni alla decifrazione, riuscendo a leggere soltanto il secondo testo. L'opuscolo fu pubblicato a cura di James B. Ward, che vi compare come agente dell'autore. La narrazione, ricca di dettagli, è l'unica fonte dell'intera vicenda: non esistono documenti indipendenti che confermino l'esistenza di Beale, della sua spedizione o del tesoro.
La chiave della Dichiarazione d'indipendenza
Il secondo cifrario era stato risolto usando come chiave la Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti. Ogni numero indica una parola del documento, contata dall'inizio, e la lettera iniziale di quella parola corrisponde a una lettera del messaggio. Il testo così ottenuto descrive il contenuto del tesoro e la sua collocazione approssimativa, a circa quattro miglia da una località chiamata Buford's.
Il primo e il terzo cifrario, secondo il racconto, contengono rispettivamente la posizione esatta del nascondiglio e l'elenco degli aventi diritto. Applicando la stessa chiave non si ottiene nulla di sensato, e nessun altro testo noto, tra le centinaia provati da appassionati e crittografi, sembra funzionare come chiave. Alcuni ipotizzano una chiave perduta, altri che una chiave non sia mai esistita.
Indizi di una beffa
Molti studiosi ritengono che la storia sia un'invenzione. Le analisi linguistiche hanno rilevato nella lettera attribuita a Beale parole che sembrano anacronistiche per gli anni Venti dell'Ottocento. Nel 1980 il crittografo Jim Gillogly notò inoltre che, decodificando il primo cifrario con la Dichiarazione, compaiono lunghe sequenze di lettere in ordine quasi alfabetico, un indizio difficilmente attribuibile al caso.
Chi difende l'autenticità sostiene che queste stranezze possano avere spiegazioni diverse. Ma l'assenza di qualsiasi documento su Beale, unita al fatto che l'opuscolo fosse messo in vendita, rende la beffa letteraria l'ipotesi più accreditata. Resta aperta, in questo caso, la questione di chi l'abbia ideata e con quale scopo. Alcuni hanno pensato a un espediente per vendere l'opuscolo stesso.
I cifrari di Beale hanno alimentato per oltre un secolo spedizioni, scavi e calcoli, spesso costosi e talvolta abusivi su terreni privati. Sono un esempio di come un enigma ben costruito possa generare una tradizione propria, indipendente dalla verità della storia che lo accompagna, e continuare a vivere anche quando le prove indicano che non c'è nulla da trovare.
Grimori e ManoscrittiUn sito dello Studio Esoterico Cornelio