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La Tabula Smaragdina: storia del testo più breve dell'alchimia

Dalle versioni arabe del Libro del segreto della creazione alla traduzione latina medievale: storia della Tavola di smeraldo attribuita a Ermete.

Poche righe hanno avuto una fortuna paragonabile a quella della Tabula Smaragdina, la Tavola di smeraldo. Si tratta di un testo brevissimo, una dozzina di frasi in tutto, attribuito a Ermete Trismegisto e considerato per secoli il fondamento dell'alchimia. La sua storia, tuttavia, non comincia nell'antico Egitto, come vuole la leggenda, ma nel mondo arabo dei primi secoli dell'Islam.

Le versioni arabe

Le testimonianze più antiche della Tavola si trovano in arabo. La più nota è inserita nel Kitāb sirr al-khalīqa, il Libro del segreto della creazione, attribuito a Balīnūs, nome arabo di Apollonio di Tiana. L'opera viene solitamente datata tra l'VIII e il IX secolo, anche se potrebbe riprendere materiali più antichi, forse di origine greca o siriaca. Un'altra versione araba compare in uno scritto del corpus attribuito a Jābir ibn Ḥayyān.

Nel Libro del segreto della creazione la Tavola è introdotta da un racconto. Il narratore entra in una cripta sotto una statua di Ermete e vi trova un vecchio seduto su un trono, che tiene in mano una tavola di smeraldo con il testo inciso. Accanto a lui c'è un libro sui segreti della creazione. È una cornice leggendaria, tipica dei testi che presentano un sapere come ritrovato e non inventato.

L'arrivo in Occidente

Nel XII secolo la Tavola passò in latino. Una traduzione del Libro del segreto della creazione fu realizzata da Ugo di Santalla, attivo in Spagna, e un'altra versione del testo circolò all'interno del Secretum secretorum, il celebre trattato pseudo-aristotelico. Da queste fonti nacque la versione latina vulgata, che divenne il testo di riferimento per gli alchimisti europei.

La frase più famosa afferma che ciò che è in basso è come ciò che è in alto: Quod est inferius est sicut quod est superius. Seguono immagini del Sole come padre, della Luna come madre, del vento che porta nel ventre e della terra che nutre. Il linguaggio è oscuro e per questo si prestò a infinite interpretazioni.

Commentatori e lettori illustri

Nel XIV secolo un autore noto come Ortolano, Hortulanus, scrisse un commento che spiegava la Tavola in senso alchemico, come descrizione della preparazione della pietra filosofale. Il suo commento fu copiato e stampato spesso insieme al testo. Nel Rinascimento la Tavola comparve in molte raccolte alchemiche, e nel Seicento attirò l'attenzione di Isaac Newton, che ne fece una traduzione inglese conservata tra le sue carte.

Gli studi moderni sull'origine del testo sono in gran parte novecenteschi. Lo storico tedesco Julius Ruska, nel 1926, dedicò alla Tabula Smaragdina un'ampia monografia, che ricostruiva le versioni arabe e latine. Altri ritrovamenti nei manoscritti arabi hanno arricchito il quadro, senza però risolvere del tutto la questione delle fonti più antiche.

La Tavola di smeraldo è un caso esemplare di testo la cui fama supera di molto la sua lunghezza. Nata probabilmente in lingua araba, attribuita a un Ermete leggendario, tradotta e commentata in latino, è diventata il motto di un'intera visione del cosmo fondata sulla corrispondenza tra cielo e terra.